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Decreto 231 senza «esclusive»

di Giovanni Negri

La responsabilità dell'ente, sulla base del decreto 231 del 2001, non esclude automaticamente quella delle persone fisiche. Segnatamente per il reato di associazione per delinquere. Inoltre, un'associazione per delinquere costituita per realizzare reati contro la pubblica amministrazione si può configurare anche senza il coinvogimento di funzionari pubblici. Ad arrivare a queste conclusioni è la Corte di cassazione con una sentenza, la n. 34406, depositata ieri, della sesta sezione penale. La pronuncia è intervenuta nell'ambito della vicenda «Why Not»: secondo il quadro accusatorio alcuni imputati, tutti dipendenti a vario titolo della Regione Calabria, avrebbero fatto parte di un'organizzazione criminale indirizzata a fare ottenere a due società di gestione di lavoro interinale l'esecuzione di commesse e servizi.

Il Gup di Catanzaro aveva escluso l'esistenza di un'associazione per delinquere, ammettendo l'esistenza di un legame stabile e duraturo nel tempo solo tra gli amministratori delle due società coinvolte. L'organizzazione non sarebbe stata cioè nelle condizioni, per l'assenza di un interessamento stabile dei dipendenti pubblici, di attuare un programma criminale costituito dalla realizzazione di reati contro la pubblica amministrazione. Possibile invece l'imputazione delle società per la normativa sulla responsabilità degli enti.

La Cassazione censura l'impostazione della sentenza, chiarendo innanzitutto che l'ipotesi di un'eventuale responsabilità delle società non comporta automaticamente l'esclusione di una possibile responsabilità delle persone fisiche per il reato associativo, «essendo tali diverse tipologie di responsabilità del tutto compatibili tra loro, dal momento che non può negarsi, in ipotesi, che i reati-fine posi in essere dai componenti dell'associazione fossero realizzati anche nell'interesse delle società».

Inoltre la Cassazione smonta anche il ragionamento giuridico sull'associazione per delinquere e la partecipazione necessaria dei pubblici dipendenti. «È errata – osserva la sentenza – la tesi, sostenuta in sentenza, secondo cui un'associazione per delinquere costituita per realizzare reati contro la pubblica amministrazione è configurabile solo se vi facciano parte anche funzionari pubblici o in genere soggetti che appartengono all'amministrazione, potendo sicuramente ipotizzarsi un apporto del pubblico ufficiale, non intraneo all'organizzazione delittuosa, nei reati contro la pubblica amministrazione, compreso il delitto di abuso di ufficio, costituenti il programma criminoso».

Il ruolo del pubblico funzionario nella realizzazione del reato, cioè, rappresenta una «variabile indipendente» rispetto a un'associazione per delinquere costituita da privati per realizzare illeciti contro la pubblica amministrazione.

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