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Decreti Monti, gettito a rischio

Il gettito della Tobin tax appeso a un esilissimo filo di riuscita. I risparmi attesi dagli enti previdenziali tutti da dimostrare alla prova dei fatti. Lo stress da super incassi delle videolottery quanto meno azzardato. Le maggiori detrazioni Irpef per i figli a carico che potrebbero costare ben più di quanto s’è previsto. E poi un rosario di norme e normette prive di copertura o stimate malamente, o addirittura neppure stimate, spesso inserite più o meno di soppiatto in maxi emendamenti corredati di voto di fiducia perfino aggirando i veti dell’Economia, della Ragioneria o delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Leggi di fine Legislatura, saldi di fine stagione del Governo dei professori. Sulle quali è arrivata ieri la sonora bocciatura da parte della Corte dei conti. Con due vittime eccellenti: la legge di stabilità 2013 e il decreto sviluppo dell’ottobre scorso.
Mentre va a caccia di risorse fresche almeno per puntellare le prime emergenze, dal rinvio della rata Imu alla Cig fino agli esodati, ecco così che il Governo di Enrico Letta rischia di trovarsi nei cassetti altre amare sorprese. Quelle che la Corte dei conti guidata da Luigi Giampaolino ha messo a nudo nella relazione al Parlamento sulle leggi di spesa varate negli ultimi quattro mesi dell’anno.
L’allarme della Corte dei conti parte da una questione di metodo, quasi un avviso ai nuovi naviganti in Parlamento: a pesare sugli effetti negativi in bilancio delle leggi di spesa, è spesso anche il ricorso esasperato al voto di fiducia che taglia i tempi del dibattito e delle valutazioni ponderate. Col risultato che gli emendamenti sono spuntati spesso senza valutazioni appropriate con tanto di relazioni tecniche del Governo. Che magari, quando erano negative, venivano beatamente bypassate. Col risultato aggiuntivo di testi illeggibili e disarticolati, legati a «una imponente mole» di provvedimenti attuativi. Imprevedibili, dunque. L’articolo unico in 561 commi della legge di stabilità 2013, è andata nel segno della peggiore tradizione legislativa all’italiana.
Ma è sulla legge per lo sviluppo (221/2012) e su quella di stabilità per il 2013 (228/2012) che la magistratura contabile si sofferma nel dettaglio. La prima viene censurata per la mole di misure di origine parlamentare varate senza relazione tecnica o con un «visto negativo». Con le norme di carattere fiscale che «non recano tetti massimi alle minori entrate generate» e prive di clausole di salvaguardia. Non mancano i casi: dagli incentivi per nuove infrastrutture al credito d’imposta alle imprese per sviluppare piattaforme telematiche per distribuire, vendere o noleggiare «opere dell’ingegno digitale». Fino alla disapplicazione per le start up innovative della disciplina fiscale per le società di comodo e in perdita sistemica.
Ecco poi le ruvide carezze che la Corte riserva alla legge di stabilità, che ormai si limita ad attuare decisioni prese nei decreti. E che intanto presenta una lunga serie di perle a rischio concreto di tenuta di bilancio. Le previsioni di gettito della Tobin Tax, a esempio, sono quanto meno «ottimistiche». Dovrebbero fruttare 1 miliardo nel 2013, 1,2 nel 2014 e nel 2015: peccato che ci sia un «alto grado di aleatorietà» quando si stimano le operazioni del mercato secondario e i derivati su titoli di Stato, che non si consideri il possibile minor gettito se chi svolge attività d’impresa porta in deduzione ai fini Ires e Irpef l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie svolte, o che ancora si stimino gli incassi costanti nel tempo. Un pericolo che può arrivare dagli sconti Irpef per i figli a carico (3,7 miliardi nel 2013-2015) tanto più quando la crisi taglia i posti di lavoro. E anche dall’aumento del prelievo unico (Preu) per le videolottery: dovrebbe fruttare 130 milioni, ipotizzando una raccolta di 26 miliardi. Ma l’azzardo di stato, s’è visto, se vede crescere le entrate da una parte, da un’altra le perde. Un azzardo, appunto.

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