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Decreti fiscali, compromesso Padoan-Renzi

Le norme contestate saranno modificate o cancellate, ma il decreto legislativo sulle sanzioni penali in campo tributario tornerà in Consiglio dei ministri solo il 20 febbraio prossimo, con tutti gli altri decreti attuativi della delega per la riforma fiscale. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ed il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, hanno trovato l’intesa su come uscire dal pasticcio del decreto fiscale. 
Il testo viene congelato per due mesi, come voleva Renzi, ma tutto il piano di attuazione della riforma fiscale subisce una forte accelerazione, come chiedeva Padoan, preoccupato che lo stop imposto da Renzi fosse visto come un brutto segnale da Bruxelles, che attende l’Italia alla prova dei fatti sulle riforme annunciate. A ulteriore garanzia, il governo prorogherà i termini di esercizio della delega fiscale, che scadono il 27 marzo prossimo.
Il 20 febbraio dovrebbero dunque arrivare in consiglio il decreto rivisto sull’abuso del diritto tributario (che contiene anche il capitolo delle sanzioni penali), ma anche quelli sui nuovi metodi d’estimo, essenziale alla riforma del catasto, la contabilità semplificata, l’internazionalizzazione delle imprese, quello sui giochi pubblici e quello sulla fatturazione elettronica ed i registratori di cassa. Più difficile che arrivino anche le riforme della riscossione (e di Equitalia), dell’accertamento e della giustizia tributaria, così come il piano per sgonfiarne l’enorme contenzioso, per i quali i lavori preparatori sembrano più indietro.
Renzi e Padoan, ieri, hanno anche accennato all’ accordo tra Italia e Svizzera per lo scambio automatico di informazioni sui capitali nascosti, che potrebbe far intascare al fisco italiano qualche miliardo.La firma potrebbe arrivare entro i primi di marzo. Nel frattempo, appunto, verranno realizzate le modifiche al decreto sulle sanzioni, sulle quali c’è intesa. La soglia di rilevanza penale fissata in percentuale del reddito evaso, resterebbe ma solo per i casi di dichiarazione infedele, escludendo quindi tutti i casi di frode. E a quel punto la soglia potrebbe anche salire rispetto al 3% previsto dal testo varato dal Consiglio dei ministri, poi abiurato. Si specificherà, inoltre, che il nuovo apparato sanzionatorio non sarà applicabile ai procedimenti in corso, che rischierebbero di cadere. E sarà riconsiderata anche un’altra delle modifiche apportate al testo originario, e che sta creando preoccupazioni all’Agenzia delle Entrate. Un comma dell’articolo 4 depenalizzerebbe, di fatto, le frodi nella contabilizzazione dei prodotti finanziari derivati. Col rischio di far saltare i maxi accertamenti in corso nei confronti di banche e intermediari.
Gli aggiustamenti saranno definiti nei prossimi giorni dalla Commissione guidata da Franco Gallo, che è tornata a riunirsi ieri. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone (FI), tra i più forti sostenitori della riforma, chiede a Renzi maggior trasparenza, con consultazione preventiva delle commissioni, sollecita una proroga per l’attuazione della delega ed un preciso cronoprogramma. Allarmati per lo stop, la Confesercenti e la Confartigianato: «La delega fiscale è troppo importante per gli artigiani e le piccole imprese» dice il presidente Giorgio Merletti.

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