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Decreti delegati in arrivo il tetto all’indennizzo sarà due anni di stipendio

Indennizzo monetario al posto del reintegro al lavoro in tutti i licenziamenti economici ingiustificati e in quasi tutti quelli disciplinari. Reintegro per i licenziamenti discriminatori. Con i primi decreti attuativi del Jobs Act (saranno pronti intorno alle metà di questo mese) arriverà il nuovo contratto a tutele crescenti e la riforma radicale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Le nuove regole si applicheranno solo ai nuovi assunti, per gli altri non cambierà nulla, con il rischio, però, che così si blocchi la mobilità da posto a posto. Le nuove regole scatteranno da gennaio insieme agli sgravi fiscali (eliminazione del costo del lavoro dal calcolo dell’Irap) e contributivi (azzeramento degli oneri sociali per i primi tre anni) previsti dalla legge di Stabilità per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Le tutele saranno crescenti in base all’anzianità di servizio del lavoratore: più anni di lavoro, più consistente il risarcimento.

Il governo punta a ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici nei casi di licenziamenti individuali disciplinari. I tecnici che stanno scrivendo i decreti attuativi stanno ipotizzando di limitare la cosiddetta tutela reale (cioè il reintegro) al solo caso in cui un lavoratore viene licenziato con l’accusa, rivelatasi poi infondata, di aver commesso un reato. Tra le ipotesi resterebbe comunque anche quella di consentire al datore di lavoro di scegliere, dopo una sentenza favorevole al dipendente, tra il reintegro e il pagamento di un indennizzo rafforzato. Al massimo, in ogni caso, le mensilità che il licenziato porterebbe a casa arriverebbero a 24. Nelle prime bozze, il governo ne ipotizzava 36. Le imprese vorrebbero scendere ancora di più.
I decreti delegati che il governo sta scrivendo in queste ore sono però due (in tutto ne occorrono cinque entro giugno). Accanto a quello sul contratto a tutele crescenti, per i primi giorni di gennaio è atteso l’altro sulla nuova Aspi (Naspi), l’ammortizzatore sociale valido per tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi. Dunque anche per i precari oggi non coperti, come i cocopro (in attesa che questa forma contrattuale sia eliminata assieme ai cococo, come promesso da Renzi, da ultimo ieri sera in tv). I nodi aperti sono molti, dal costo — circa un miliardo e mezzo di euro in più rispetto a quanto si spende oggi per tutti gli ammortizzatori — alla platea, volendo includere almeno un altro milione e mezzo di lavoratori, fin qui reietti. Operazione non facile, ma essenziale perché il Jobs act funzioni davvero. I nuovi assunti, di fatto senza articolo 18, senza un sostegno significativo allorquando vengono messi alla porta — anche in modo illegittimo — rischiano il collasso sociale ed economico. Le prime ipotesi non a caso prevedono una durata più lunga dell’attuale Aspi: al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, anziché uno o uno e mezzo, e al massimo sei mesi per gli atipici.
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