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Decoro, ok a limiti più severi del Codice

Il regolamento condominiale può vietare qualunque alterazione del decoro architettonico dell’edificio purché sia di natura contrattuale. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 1748/2013. Alcuni proprietari pro indiviso di un’unità immobiliare in un edificio, avevano citato in giudizio il proprietario di una costruzione limitrofa con giardino, sul quale era stata edificata una struttura in aderenza all’immobile di loro proprietà, sino all’altezza del lastrico solare. L’obiettivo era quello di ottenere la demolizione della struttura, perché questa aveva alterato il decoro architettonico del complesso edilizio, in violazione dell’articolo 1120 del Codice civile, della normativa del Regio decreto 1165 del 1938 e del regolamento condominiale.
Mentre il tribunale accoglieva la domanda, condannando il convenuto a demolire l’edificazione e a pagare le spese di lite, la corte di appello, con una decisione basata sull’articolo 1120 del Codice civile, escludeva la lesione del decoro architettonico dell’edificio, ritenendo che il manufatto vi si inserisse perfettamente, non solo perché riproduceva analoghe strutture, ma perché presentava la stessa tipologia di immagine, di materiali, di finiture e di colorazioni dell’intero complesso.
La Cassazione, nell’accogliere parzialmente il ricorso, ha invece stabilito che in materia di condominio «l’autonomia privata consente alle parti di stipulare convenzioni che pongano limitazioni, nell’interesse comune, ai diritti dei condòmini, sia relativamente alle parti comuni, sia riguardo al contenuto del diritto dominicale sulle parti di loro esclusiva proprietà, senza che rilevi che l’esercizio del diritto individuale su di esse si rifletta o meno sulle strutture o sulle parti comuni. Ne discende che legittimamente le norme di un regolamento di condominio – aventi natura contrattuale, in quanto predisposte dall’unico originario proprietario dell’edificio e accettate con i singoli atti di acquisto dai condomini ovvero adottate in sede assembleare con il consenso unanime di tutti i condomini – possono derogare od integrare la disciplina legale ed in particolare possono dare del concetto di decoro architettonico una definizione più rigorosa di quella accolta dall’articolo 1120 del Codice civile».
Questo principio, esposto in precedenti sentenze e ribadito nella sentenza 1748/2013, è sempre fatto salvo, nonostante la legge di riforma del condominio, nel modificare l’articolo 1122 del Codice civile, abbia disposto che, nell’unità immobiliare di sua proprietà o destinata all’uso individuale, il condòmino non può eseguire opere che danneggino le parti comuni o determino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio.
Il richiamo allo stesso «pregiudizio» è previsto in altri due articoli di nuova formulazione: l’articolo 1117-ter (modifica delle destinazioni d’uso delle parti comuni), e l’articolo 1122-bis (installazione di impianti non centralizzati di ricezione radiotelevisiva e di produzione di energia da fonti rinnovabili). Poiché tutti gli articoli citati sono derogabili, il regolamento di condominio di natura contrattuale può riportare un concetto più o meno rigoroso di «decoro architettonico» al quale ogni condomino dovrà attenersi.

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