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Declassati e lontani dai grandi tra gli stand di Francoforte va in scena la crisi dei nostri editori

FRANCOFORTE
Dov’è l’Italia? A girare tra gli stand della Fiera di Francoforte si fa fatica a capire perché il nostro Paese sia stato allontanato da Francia, Spagna e Portogallo, e messo un piano sotto insieme ai paesi scandinavi e a quelli dell’est (noi alla Halle 5, gli altri alla 5.1). Un mondo a sé, lontano anche dalla Germania e dall’Inghilterra. Gli stand sono piccoli, in linea con una riduzione generale degli spazi. Insomma, se è vero che la Buchmesse è stata nel suo complesso molto ridimensionata, nella nuova logistica noi rischiamo di fare la parte di Cenerentola.
Dov’è Mondazzoli? C’è ma non si vede. Al momento del grande colosso nato dall’acquisizione di Rcs da parte di Mondadori non se ne rintraccia né la forma né l’anima. Gli uffici diritti dei due marchi editoriali restano separati e continuano a fare il proprio lavoro come se niente fosse. Lo stand Mondadori come preannunciato non c’è e quello Rcs ha l’aria di un monolocale minimal total black che non supera i cinquanta metri quadrati. Una postazione di lavoro con qualche banchetto per le trattative e pochi libri, solo quelli di cui si pensa di vendere i diritti. Per Bompiani, tra i nomi ci sono Antonio Scurati, Sandro Veronesi, Umberto Eco e per Rizzoli, Walter Siti, Andrea Camilleri, Paolo Sorrentino. Alla fiera uno stand piccolo può arrivare a costare anche 300 mila euro ed evidentemente si cerca di risparmiare. L’anno scorso lo stand Rcs era grande almeno il doppio.
«Le singole case editrici cercheranno di far crescere ciascun marchio e i propri autori. Sappiamo bene che il loro valore risiede nella rispettive identità», ha detto Enrico Selva Coddè, amministratore delegato area Trade di Mondadori Libri, intervenendo alla presentazione del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2015, organizzato e curato dall’Associazione Italiana Editori. E alla domanda sul futuro di Mondazzoli e su una possibile vendita agli stranieri, ha ribattuto: «Attenderei la possibilità di aver comprato prima di rispondere». Dunque, prima di fare ipotesi bisognerà aspettare la decisione dell’antitrust. Anche Laura Donnini, amministratore delegato Rcs Libri, dodici anni passati in Mondadori, è cauta: «Non ci sarà assorbimento dei marchi Rcs dentro Mondadori, di questo sono sicura». Qualche timore però le sfugge: «Quando ci sono acquisizioni si lascia sempre per strada qualche ferito. Ci saranno ottimizzazioni dei costi, è inevitabile ».
E mentre si parlava di quote di mercato, il presidente dell’Aie Federico Motta è intervenuto rivelando un dato allarmante: «Professionisti, imprenditori e amministratori pubblici italiani non leggono: quasi il 40% non legge un libro durante l’anno». Elementi preoccupanti, a cui vanno sommati i dati del rapporto Aie: il bacino dei lettori si è ristretto (-3,4%), abbiamo pubblicato meno titoli (-3,5%) e il fatturato complessivo del mercato è sceso a quota 2,6 miliardi, con una flessione del -3,6%. Vanno bene solo i libri dei bambini. Insomma, se questa è la situazione il problema degli stand è un corollario.
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