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Il decesso allunga la partita Iva

In presenza di fatture da incassare o prestazioni da fatturare, gli eredi non possono chiudere la partita Iva del professionista defunto sino a quando non viene incassata l’ultima parcella. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 34 di ieri rispondendo a un interpello. L’Agenzia delle entrate condivide la tesi dell’istante il quale ritiene che al fine di poter versare l’Iva sulle fatture con Iva differita non ancora incassate e sulle prestazioni non ancora fatturate, sia necessario derogare a quanto disposto dall’articolo 35-bis del dpr n. 633 del 1972, che obbliga a chiudere la partita Iva entro sei mesi dalla morte del contribuente e, quindi, che sia preferibile, per ragioni di ordine pratico, mantenerla aperta fino alla data di integrale riscossione dei crediti verso la p.a., provvedendo, ove tale termine risultasse ultrannuale, anche a presentare la dichiarazione Iva dei periodi successivi alla morte ma antecedenti alla definitiva riscossione dei crediti. L’Agenzia ritiene appunto che la soluzione prospettata dall’istante sia condivisibile e, quindi, che al verificarsi delle condizioni dal medesimo indicate (fatture ad esigibilità differita da incassare oppure fatture da emettere) sia ammissibile una deroga a quanto stabilito dall’articolo 35-bis del dpr n. 633 del 5 1972. «Si ritiene, altresì», si legge nella risoluzione, «che una lettura sistematica dell’articolo 35-bis del citato dpr, consenta di applicare anche alla figura del professionista quanto disposto dal comma 2, secondo cui ”resta ferma la disciplina stabilita dal presente decreto per le operazioni effettuate, anche ai fini della liquidazione dell’azienda, dagli eredi dell’imprenditore”». Resta, peraltro, salva per l’istante, aggiunge l’amministrazione, la possibilità anticipare la fatturazione delle prestazioni rese dal de cuius e di chiudere la partita Iva, salvo, in tale evenienza, computare nell’ultima dichiarazione annuale Iva «anche le operazioni indicate nel quinto comma dell’articolo 6, per le quali non si è verificata l’esigibilità dell’imposta» (così l’articolo 35 comma 4 del decreto Iva), ossia anticipare l’esigibilità rispetto al momento dell’effettivo incasso.

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