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Decadenza e Imu, muro contro muro Mediaset giù in Borsa per il rischio crisi

ROMA — Lo scontro fra Pd e Pdl non si placa. Né sulla decadenza di Silvio Berlusconi né sull’abolizione dell’Imu. Nonostante il segnale che arriva dai mercati che non sembrano gradire i venti di crisi. Ieri la Borsa di Milano ha perso il 2,10 per cento con un tonfo del titolo Mediaset che ha lasciato sul terreno il 6,25 per cento. Così il governo continua a vacillare. Anche se sulla questione della tassa sulla casa Palazzo Chigi professa ottimismo. Grazie anche ad un tweet di Angelino Alfano che dice: «C’è ancora da lavorare fino a mercoledì, ma possiamo farcela. Parole distensive che però contrastano con la trincea scavata dai berlusconiani intorno alla sorte del Cavaliere.
Il Pd sulla decadenza «parla con lingua biforcuta», attacca la senatrice Anna Maria Bernini, portavoce vicaria del Pdl. Un paragone da film western che mette nel mirino l’intervista aRepubblicain cui Guglielmo Epifani ha ribadito che il Pd non ha intenzione di fare sconti
al Cavaliere sulla decadenza. I democratici, incalza la Bernini, parlano con due lingue: «quella competente e ragionevole » di Luciano Violante che dice sì ad approfondire la questione Berlusconi al Senato, e «quella sprezzante e irresponsabile del segretario» che «sposa la linea del pregiudizio».
Parole pronunciate prima dell’invito del Cavaliere a tacere per non aizzare altre polemiche. Parole sposate da Daniele Capezzone. Secondo il falco berlusconiano, «Epifani è un uomo razionale, che sa scegliere le parole». «Se dice quello che dice — continua il presidente della commissione Finanze della Camera — e se lo dice come lo dice, è evidente che lui e il suo partito vogliono la rottura e hanno scelto la strada della provocazione aperta». Alla consegna del silenzio sfugge però anche Daniela Santanchè: «Il Pdl non rappresenta né il partito delle manette né il partito delle tasse, e trovo difficoltà a stare con il governo delle tasse e della manette».
Ma ieri quasi a sorpresa arriva l’apertura del vicepremier sull’Imu. Un ottimismo condiviso da Palazzo Chigi da dove trapela che ieri «è stato fatto un buon lavoro». Il problema ancora aperto è che all’appello mancano due miliardi. Eliminarla per tutti, senza distinzioni, come pretende il Pdl, costa 4 miliardi all’anno.
Tanto vale il gettito sulle prime abitazioni. E altrettanto il buco a carico dei sindaci, senza fonti alternative. Quattro miliardi, dunque. Che però, considerate le emergenze incombenti – dalla Cassa integrazione in deroga all’Iva, dagli esodati alle missioni militari, dai precari della Pubblica
amministrazione alla scossa per la crescita – difficilmente saranno tutti reperibili.
L’attesa febbrile per il Consiglio dei ministri di domani, che dovrebbe sciogliere la prognosi Imu, si carica dunque di numeri. Ragioneria e Tesoro fanno gli ultimi conti. Le coperture per scongiurare in modo definitivo la prima rata di giugno sembrano oramai assodate: 2,4 miliardi dall’aumento di tutte le accise, tranne quelle sulla benzina. E dunque: giochi, alcol, tabacco (sigarette elettroniche incluse). Rimane da soppesare l’altra riserva di coperture, per ora solo potenziale. Ovvero l’extragettito di Iva generato dai rimborsi dei debiti statali alle imprese. Un “tesoretto” che potrebbe valere un miliardo secondo le proiezioni meno ottimistiche, fino a un paio di miliardi nelle più rosee aspettative.

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