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Decadenza, azzerati i termini

L’errore contabile può essere sanato anche sul versante fiscale entro i più ampi termini previsti per l’accertamento, ma si riaprono i termini di decadenza utili per il controllo. È questo lo scenario prospettato nella circolare n. 31/E del 2013 delle Entrate (si veda ItaliaOggi del 25 e 26 settembre), per il caso dell’errata imputazione a periodo con rettifica spontanea da parte del contribuente.

Che i termini di decadenza previsti per emendare a proprio favore la dichiarazione dei redditi siano eccessivamente stringati non è una novità, così come va detto che, da qualche anno, si riscontra una prassi ministeriale tesa ad ampliare, in qualche modo, le possibilità di intervento da parte del contribuente per recuperare la propria posizione attiva (es: ris. 459/E del 2008). Si è ricorsi alla norma generale sull’indebito, che di per sé non è aliena dall’ingenerare tensioni applicative (si pensi a chi l’indebito ancora non l’ha visto materializzarsi, eppure intenderebbe correggere il proprio errore) e in sede contenziosa, tant’è che sulla possibilità di rimediare all’errore sfavorevole scaturente dall’imponibile, e non da questioni di mero versamento, la stessa Cassazione ha avuto modo di esprimere prese di posizione inconciliabili.

La soluzione individuata con la circolare 31/E tiene conto delle particolarità del caso specifico, in cui l’errore parte proprio dallo stesso bilancio, e il rimedio nella rilevazione del costo è del tutto spontaneo. Si tratta di una fattispecie da tempo incanalata nell’ingorgo mediatico nazionalpopolare di settore, che tende a discriminare caso da caso in modo non sempre lungimirante, ma che comunque pare destare maggiore sensibilità, su tutti i piani e livelli, rispetto a ragionamenti un poco più sistemici e generalizzati, di cui forse si fatica a cogliere la concretezza. Allora, viene da dire, ben vengano le soluzioni minimalistiche, in cui si parte dal risolvere prima una singola questione per poi accorgersi che ci sono casi, tra le pieghe della concreta realtà aziendale, che non possono essere ricondotti a questa specifica situazione, ma che del pari nemmeno possono essere lasciati a se stessi, ossia alle prese con gli inadeguati termini di decadenza previsti dal comma 8-bis, art. 2, del dpr n. 322/1998. Per questi casi, adesso, oltre a rimanere fermi i principi tracciati dalla stessa Cassazione a sezioni unite con la sentenza n. 15063/2002, irrompono, con tutta la propria forza, i principi di ragionevolezza e di uniformità, uguaglianza (art. 3 Costituzione) nella concreta applicazione del prelievo.

Allora, deve essere salutata con favore l’apertura che da qualche anno l’Amministrazione finanziaria sta dedicando alla tutela dell’affidamento e della buona fede, nonché, preminentemente, a non bypassare, nelle varie fasi e procedure in cui si esplica il prelievo, le reali espressioni della capacità contributiva; il percorso è lungo e degno di nota, poiché passa, oltre che per l’errata imputazione a periodo da controllo, per la risoluzione di questioni cicatrizzate come quelle concernenti l’omessa presentazione della dichiarazione, o i casi dell’errore in sede di ravvedimento operoso. Insomma, il Fisco sta facendo passi da gigante nella strada della semplificazione e dell’avvicinamento alle esigenze del contribuente incorso in errore, mettendo al bando le rigidità connesse a impianti normativi oramai inadeguati, ma questa onda lunga non può che portare, quando si ha a che fare con questioni di rilievo costituzionale come la rettifica in melius della dichiarazione, a una più ampia generalizzazione del concetto. Non si vede proprio, per esempio, il motivo per il quale un contribuente che in qualche modo ha sovradimensionato la propria base imponibile senza che l’errore prenda le mosse dal bilancio, non possa rimediare entro termini calibrati su quelli previsti per porre in essere l’azione di accertamento. Anche il corollario della riapertura dei termini previsti per il controllo, sebbene in relazione alle specifiche questioni oggetto di emenda, sembra un inevitabile grimaldello utile per superare l’impasse in cui la questione della rettifica si è avvitata nel corso degli ultimi anni. Insomma, se si punta alla luna, forse sarebbe il caso di non stare a soffermarsi troppo sul dito.

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