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Debutto shock per Tsipras: stop alle privatizzazioni

Il Governo Tsipras nel primo consiglio dei ministri ha lanciato un “siluro” alla politica della troika bloccando le privatizzazioni. Uno dei pilastri del “Washington Consensus”, cioè della riduzione del debito pubblico attraverso la messa sul mercato dei “gioielli di famiglia” portato avanti dalla troika su suggerimento dell’Fmi. Una strategia economica che viene subito abbandonata dal nuovo esecutivo.
La mossa non giunge inaspettata agli osservatori perché Alexis Tsipras lo aveva promesso in campagna elettorale, ma a colpire è stata la rapidità di esecuzione del programma. Il ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis ha dichiarato che bloccherà immediatamente il piano di privatizzazione del 30% della compagnia elettrica DEH (Ppc), la più grande public utility del Paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza e della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica (Admie). Lo stesso Lafazanis ha annunciato il blocco della prevista cessione a privati del 35,5% di Hellenic Petroleum, la maggiore raffineria del paese.
Congelata anche la cessione del 67% dell’autorità di gestione del Porto di Pireo, un’operazione già avviata per la quale erano rimaste in corsa quattro società, tra cui il colosso cinese Cosco che gestisce in concessione per 30 anni già le due maggiori banchine container dello scalo. Rinviata anche la privatizzazione del Porto di Salonicco. «L’accordo per Cosco sarà rivisto per il beneficio del popolo greco» ha detto il vice ministro Thodoris Dritsas. Il colosso cinese aveva intenzione di subentrare nelle quote ancora possedute dallo Stato greco nella società del porto. Per cercare di non irritare eccessivamente la Cina, che da anni tesse una paziente tela diplomatica con Atene, dopo la mossa shock sul Porto del Pireo, Tsipras ieri ha incontrato l’ambasciatore di Pechino ad Atene.
Immediata la reazione dei titoli alla Borsa di Atene. Il Porto del Pireo è precipitato del 9%, malissimo anche DEH (-13,9%). A picco anche i titoli delle banche: Piraeus Bank – 29,9%, Nbg -25%, Eurobank -25%, Alpha -29 per cento. Più in generale, la Borsa di Atene ha perso il 9 per cento. Gli investitori temono che il governo greco, che ha già attraverso il Fondo ellenico di stabilità un grosso pacchetto di azioni delle banche, voglia abolire la norma che ne congela i diritti di voto. Una richiesta che era stata voluta ancora una volta dalla troika che voleva mantenere una certa autonomia alla dirigenza bancaria rispetto all’esecutivo. Abolendo questa norma l’esecutivo potrebbe tornare ad esercitare un controllo diretto sul credito.
Vassillis Patikis, capo dei mercati globali alla Piraeus Bank, lo ha dichiarato apertamente ricordando che l’esecutivo possiede un congruo numero di azioni delle banche. Questo darebbe maggiori poteri all’esecutivo sul sistema creditizio che a sua volta è creditore verso molti gruppi di potere economico che hanno remato contro la vittoria di Syriza e ora temono una reazione ostile.
In effetti Tsipras mostra ramoscelli d’ulivo verso il fronte esterno ma rincara la dose sul fronte interno. «Faremo proposte realistiche ai creditori», ha detto il premier. Ma il primo atto di politica interna è stata una dichiarazione di guerra agli oligarchi: «Andremo a far saltare gli interessi di chi ha tenuto finora in mano i fili del Paese», ha sottolineato Tsipras. «Sarebbe ingiustificabile se questo governo non fosse all’altezza delle aspettative dei cittadini che l’hanno votato».
Retorica? Forse. In materia di lavoro, però una delle prime decisioni del governo, hanno fatto trapelare i ministri, sarà quella di reintegrare i dipendenti pubblici il cui licenziamento è stato giudicato incostituzionale. Il nuovo ministro del Lavoro greco, Panos Skurletis, ha annunciato il governo vuole «aumentare il salario minimo interprofessionale, e ripristinare la tredicesima mensilità per le pensioni più basse. Inoltre riallacceremo le relazioni tra sindacati e imprenditori», ha aggiunto Skurletis, entrando in Consiglio dei ministri. Skurletis ha ricordato che le misure «fanno parte del programma» con cui Syriza si è presentata agli elettori. Il cosiddetto programma di Salonicco prevede di riportare il salario minimo a 751 euro netti, rispetto ai 586 attuali.
Sul tema della rinegoziazione del debito Tsipras si è mostrato prudente nei toni senza però arretrare nei principi: «No a una rottura distruttiva. Il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito».
I toni concilianti di Tsipras sul debito non hanno calmato i mercati. Il rendimento dei titoli di stato a tre anni, al 10% il giorno prima delle elezioni, ha toccato il 16,09%. Le banche hanno perso quasi il 40% in Borsa in tre sedute (il 20% ieri). Quanto al nuovo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis (che la settimana prossima vedrà a Roma il suo omologo italiano, Pier Carlo Padoan, a cui ha chiesto un incontro) ha smentito qualsiasi «scontro» tra il suo Paese e gli altri membri dell’Eurogruppo, sottolineando come invece ci «siano diversi punti di accordo». Poi, se le cose non dovessero andare per il verso giusto, ha detto che , «non accetteremo più i trattati dell’Unione europea». Non proprio un ramoscello d’ulivo.
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