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Debuttano i nuovi 10 euro, anti-falsari

FRANCOFORTE — La Banca centrale europea ha lanciato ieri la nuova banconota da 10 euro della serie Europa, più difficile da falsificare e più resistente all’usura del tempo, che entrerà in circolazione il 23 settembre di quest’anno. Nel presentarla, il membro del board Yves Mersch ha ricordato che l’euro è usato oggi da 334 milioni di persone in 18 paesi. Ed è realmente diventato «la nostra moneta» e il «simbolo tangibile della determinazione» a sostenere l’unione monetaria, dove circolano circa 15 miliardi di biglietti per un valore totale di 900 miliardi di euro. Un valore analogo a quello del circolante negli Stati Uniti, raggiunto in soli dodici anni, ha osservato compiaciuto il banchiere centrale lussemburghese, ricordando lo scetticismo che circondava la moneta unica al suo lancio nel gennaio del 2002, per 120 milioni di cittadini in dodici paesi.
L’introduzione della seconda banconota della serie Europa, dopo quella da 5 euro partita lo scorso maggio, rappresenta dunque anche un simbolo della capacità «di mantenere la fiducia» degli europei, anche in futuro.
Il design dei nuovi 10 euro, cui seguirà l’aggiornamento di tutte le banconote in euro, è simile a quello della prima serie da 5 euro, caratterizzato dall’effige della principessa fenicia Europa, personaggio della mitologia greca — tratta da un vaso di un’antica manifattura di Taranto, nella Magna Grecia del 360 circa avanti Cristo, esposto al Louvre di Parigi — nell’ologramma e nella filigrana. Ma è più brillante e incorpora gli ultimi progressi in fatto di tecnologia, rendendone più difficile la contraffazione e aumentando la durata delle banconote.
Rispetto ai 15 miliardi di banconote in circolazione, il numero di biglietti falsi ritirati dall’Eurosistema, pari a 353 mila, è ancora basso, ma è risultato in aumento — dell’11,4% — nella seconda metà del 2013, rispetto ai primi sei mesi dell’anno passato. Oltre il 75% delle falsificazioni riguarda i tagli da 20 e da 50 euro. Mentre il numero di banconote false da 10, seppure in aumento, rappresenta appena il 6,3% del totale.
Se la strategia adottata nella difesa della moneta comune e dell’eurozona ha funzionato, lo si deve in gran parte all’intervento del presidente della Bce Mario Draghi, nominato per questo «banchiere dell’anno» dalla prestigiosa rivista britannica «Central Banking». Un nuovo riconoscimento, accolto con gratitudine dal numero uno dell’Eurotower, il quale peraltro ha tenuto a ricordare che «grandi passi sono stati compiuti nella governance dell’eurozona», mentre la politica espansiva della Bce «sta avendo effetti positivi sull’economia reale». Ma ha avvertito che «è ancora troppo presto per cantare vittoria», perché «la ripresa resta fragile».
Nel frattempo, da Bruxelles, Sabine Lautenschlaeger, nuovo membro designato del board della Bce, che potrebbe diventare operativo dalla settimana prossima, a ridosso dell’audizione al Parlamento europeo ha sottolineato due capisaldi della linea dura della Bundesbank tedesca. Ha infatti sostenuto che «i tassi di interesse bassi (ora al minimo del 0,25%, ndr ) stimolano la congiuntura, ma nel lungo termine non sono esenti da rischi». Inoltre ha chiesto di metter fine al trattamento preferenziale dei titoli di Stato, oggi considerati «privi di rischio» dalle autorità bancarie. Un punto sul quale Draghi, giovedì scorso, aveva ribadito che un eventuale cambiamento delle regole deve avvenire «a livello globale», attraverso il Comitato di Basilea.

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