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Debutta il taglio dei «tribunalini»

Debutta domani, ma già si delinea la fase due. La riforma della geografia giudiziaria parte domani e prevede nei fatti il dimezzamento degli uffici giudiziari: il 47% sarà tagliato ha ricordato il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, nella sua informativa al Senato di ieri mattina. Nel dettaglio 30 tribunali (la Corte costituzionale ha salvato il tribunale di Urbino), altrettante procure, tutte le 220 sedi distaccate, 667 uffici del giudice di pace. Un intervento destinato attraverso il meccanismo degli accorpamenti al recupero di risorse (a inizio anno il ministero stimò in 55 i milioni risparmiati sul 2012 e 95 negli anni successivi) e personale, sia tra i magistrati sia tra gli addetti amministrativi.
Ma lo stesso ministro ha anche annunciato che «abbiamo già predisposto, nelle sue linee essenziali, un primo intervento correttivo, con alcune norme organizzative e processuali che renderanno ancor più fluida la fase di avvio della riforma, mentre adotteremo subito dopo anche un secondo decreto correttivo, per apportare alcune modifiche dell’assetto territoriale dei nuovi tribunali, così recependo alcune delle segnalazioni provenienti sia da quest’aula che dai territori».
Un po’ più in particolare, e tenendo conto che è la stessa riforma a lasciare una finestra di due anni per aggiustamenti e correzioni, i provvedimenti allo studio dovranno affrontare alcuni dei quesiti che arrivano dalle sedi interessate sul trattamento di alcune controversie come quelle di famiglia o quelle sugli sfratti, sull’attribuzione delle competenze, sulla definizione degli incarichi direttivi e semidirettivi; come pure in vista ci sarà una ridefinizione degli accorpamenti per alcune sedi giudiziarie. Tra queste è assai probabile che il tribunale di Rho, in area Expo, tra l’altro, venga accorpato alla fine a quello di Milano e non più a quello di Busto Arsizio come oggi previsto, come pure altri interventi potrebbero riguardare il circondario del neonato ufficio di Napoli Nord.
Cancellieri, nel suo intervento, ha tenuto il punto rispetto alle sollecitazioni che arrivano soprattutto da amministratori e avvocati, precisando che la conservazione anche solo di non meglio precisati «presidi di giustizia», come chiesto da più parti, comporterebbe la venuta meno della soppressione delle sedi distaccate e la compromissione del criterio che ha visto cancellare tutti gli uffici con un bacino di utenza inferiore a 100mila abitanti.
No, quindi a suggestioni per un rinvio. Fosse anche di breve durata. Per il ministro, infatti, bisogna tenere conto che «gli uffici sono ormai privi di molti magistrati trasferiti ad altra sede, che le nuove udienze sono già pronte per la trattazione nelle sedi accorpanti e che un rinvio, anche di breve durata, produrrebbe con assoluta certezza il caos».
La data di domani, a livello generale, fa poi da spartiacque per la fase transitoria: in linea di massima a partire da domani le udienze nelle controversie civili e nei processi penali dovranno essere convocate nelle nuove sedi. I capi degli uffici, poi, per quanto possibile, compatibilmente con l’organico effettivamente in servizio e e l’organizzazione del lavoro, dovranno, con l’obiettivo di evitare un allungamento dei tempi e il rischio delle prescrizioni (che in alcune sedi si segnala come assai concreto), assicurare che i procedimenti penali nei quali è già aperto il dibattimento proseguano davanti al medesimo collegio o giudice monocratico. Quanto agli edifici è previsto che le sedi dei tribunali, delle procure, delle sedi distaccate soppresse potranno essere utilizzate per cinque anni dagli uffici accorpanti, ma con spese a carico del Comune dove l’immobile è collocato.

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