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Debutta il processo civile telematico tra ritardi e aumento dei costi

Oggi non succederà niente, eppure sarà una rivoluzione: il 30 giugno 2014 è il giorno dell’obbligo del processo civile telematico, concettualmente importante perché da oggi vige per legge l’obbligo per gli avvocati di depositare non più in carta ma telematicamente le memorie per i procedimenti civili di nuova iscrizione. Ma in pratica oggi e nei prossimi giorni accadrà ben poco, perché la naturale scansione dei vari termini procedurali farà sì che, per la maggior parte delle nuove cause civili, il momento del deposito delle prime memorie arriverà intorno a metà novembre: data cioè molto vicina all’altro termine del 31 dicembre 2014 che per legge farà diventare obbligatorio (sempre solo nei Tribunali, perché per le Corti d’Appello se ne parlerà solo il 30 giugno 2015) il deposito telematico delle memorie anche per le cause già iniziate, per le quali già da oggi il deposito telematico è invece solo facoltativo nei pochi Tribunali individuati dal ministero come tecnicamente attrezzati, ad esempio Milano o Firenze o Torino.
La scelta ministeriale di questo doppio binario temporale è del resto stata motivata proprio dalla volontà da un lato di non cedere per l’ennesima volta al rito tutto italiano del rinvio all’ultimo minuto di una riforma che poi a forza di rinvii finisce per non partire mai, e dall’altro dall’intenzione di lasciare così ai Tribunali e agli avvocati (e allo stesso ministero) un supplemento di tempo per colmare le lacune organizzative, tecniche e in parte anche ancora culturali che potrebbero altrimenti fare fallire questo epocale passaggio dalla carta ai computer della giustizia civile.
Le ultime ricognizioni svolte dal Csm e dal ministero della Giustizia, infatti, fotografano uno stato dell’arte a preoccupante macchia di leopardo: Tribunali civili come Milano, che sono da sempre all’avanguardia della sperimentazione online, e altri (almeno 8) che come Venezia o Lecce non hanno servizi telematici attivi. La velocità di connessione, che quando tutto sarà telematico diverrà cruciale per non fare altrimenti saltare il sistema, è giudicata insufficiente da un Tribunale italiano su quattro, il 40% degli uffici ritiene che siano inefficienti i computer fissi in dotazione, e il Csm chiede al ministero il 78% in più di scanner e il 53% in più di portatili. Decisiva per il successo o fallimento sarà poi l’assistenza informatica ai giudici e cancellieri in caso di guasti o impasse, e qui sembrano esistere davvero due Italie: metà degli uffici la trovano assicurata in tempi accettabili, metà invece la lamentano troppo lenta. Deve essere allestito il sistema di disaster recovery , mentre delle tre sale server nazionali non è ancora impiantata quella che dovrebbe essere collocata a Milano. E più in generale colpisce che il processo civile telematico dipenda moltissimo dal mondo extra ministero della Giustizia, quindi da Ordini degli avvocati, Camere di Commercio, amministrazioni locali, banche: «Oltre il 60% degli uffici – scrive il Csm – ricorre a risorse esterne per garantirsi l’utilizzo di apparecchiature efficienti».
Anche gli avvocati italiani, per parte loro, mostrano di avere molta strada da fare: nell’ultimo anno hanno depositato almeno un atto online soltanto 25.000 avvocati, quando la categoria è composta da 236.000 professionisti. Eppure qualcosa faticosamente si muove: il numero degli atti online depositati dai legali è comunque salito nell’ultimo un anno da 30.000 a 50.000, così come i magistrati in 12 mesi hanno raddoppiato i loro atti telematici da 66.000 a 120.000. Ci sono però anche le dolenti note, e sono quelle fiscali: annunciare che la giustizia civile telematica cela in realtà il fatto che il decreto-legge Renzi aumenta in media del 15% il già più volte innalzato «contributo unificato», cioè quello che bisogna pagare allo Stato per poter avviare una causa civile: a seconda degli scaglioni di valore si pagherà ad esempio 43 euro (invece di 37) su quelle di minor valore, 518 (invece di 450) su quelle di medio valore, fino a 1.686 euro (invece di 1.466) su quelle di maggior valore.

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