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Debitore fallito, no al pignoramento

di Massimiliano Tasini  

ll fallimento del debitore blocca il pignoramento presso terzi di Equitalia. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 4 ottobre 2011 n. 20294.

Il caso di specie. La questione affrontata nella sentenza è di grande rilevanza pratica. Si tratta di stabilire se Equitalia possa avvalersi della speciale procedura agevolativa prevista dall'art. 72-bis del dpr n. 602/1973 per pignorare presso una società fallita una somma che la stessa società avrebbe dovuto corrispondere al contribuente moroso.

Riferimenti normativi. Le norme di riferimento da prendere in considerazione sono due: oltre all'art. 72-bis, che introduce un meccanismo ampiamente semplificato rispetto a quello normalmente riservato al creditore dal codice di procedura civile, va infatti considerato l'art. 57 dello stesso decreto, titolato opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, secondo cui, fra l'altro, non sono ammesse le opposizioni regolate dall'articolo 615 cpc, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni. Ed è proprio della pignorabilità dei beni che qui di dibatte.

Previsione legittima. Nella sentenza, la Corte ricostruisce la natura e la funzione del detto art. 72-bis, ricordando intanto che il pignoramento ivi contemplato ha già superato il vaglio di conformità alla Carta costituzionale, sul presupposto della preminente esigenza di assicurare la continuità e regolarità della riscossione delle entrate tributarie, essendosi in questo senso espressa la Consulta con l'ordinanza 28 novembre 2008 n. 393. In concreto, la normativa accorda a Equitalia il diritto di procedere al pignoramento direttamente, cioè evitando l'intervento del giudice dell'esecuzione contemplato dall'art. 543 cpc. Ma, laddove il terzo, pur intimato, non provveda, è previsto appunto l'intervento del giudice che viene adito per dare corso a una ordinaria forma di pignoramento attraverso l'atto di citazione. In altri termini, la speciale procedura di cui all'art. 72-bis costituisce null'altro che una fase prodromica di un ordinario procedimento di espropriazione presso terzi caratterizzato da una «espansione» dei poteri del concessionario, accordata alla parte pubblica proprio in ragione dell'interesse sotteso all'azione. Così ricostruiti i termini della questione, e dato per assodato che il credito vantato ha natura tributaria e che l'azione esecutiva è stata iniziata in pendenza di procedura concorsuale, il pignoramento va recisamente escluso, a ciò ostandovi il disposto degli artt. 201 e 51 della legge fallimentare, per il divieto di azioni esecutive individuali sui beni compresi nella procedura concorsuale: l'esattore, pertanto, non ha titolo per promuovere azione individuale in pendenza di giudizio. In conclusione va ritenuto che in caso di ordine di pagamento rivolto al terzo debitore, intimato in relazione a un credito tributario da parte dell'esattore ai sensi dell'art. 72-bis dpr 602/73, il debitore in liquidazione coatta amministrativo, attraverso l'opposizione all'esecuzione, può far valore il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza della procedura concorsuale.

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