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Debito Usa a rischio bocciatura

di Federico De Rosa

MILANO — È già successo che una sola parola facesse vacillare le Borse, ma quel «negativo» apparso ieri a sorpresa in calce a un report di Standard &Poor’s sul debito degli Stati Uniti, più che vacillare ha fatto gelare i mercati mondiali. Non era mai successo che la regina delle agenzie di rating mettesse in dubbio la tenuta dei conti pubblici Usa. Lo ha fatto ieri con un giudizio che non lascia spazio a interpretazioni: «A più di due anni dall’inizio dell’ultima crisi — scrive S&P —, i politici Usa non hanno ancora trovato un accordo su come invertire il percorso del peggioramento dei conti pubblici o su come porre rimedio alle pressioni di lungo termine sul bilancio» . Dopo aver confermato il rating Aaa, l’agenzia ha quindi abbassato a «negativo» il giudizio a lungo termine sul debito americano spiegando che «rispetto ad altri Paesi con rating Aaa, deficit molto grandi e un crescente livello di indebitamento» , negli Usa «il percorso per correggerli non è ancora chiaro» . Non solo: «Se l’amministrazione e il Congresso non troveranno entro il 2013 un accordo credibile sul bilancio» , aggiunge S&P, anche la tripla A sarà rivista. Una doccia gelata per Wall Street, arrivata a perdere fino al 2%per poi chiudere a -1,14%. Ma lo è stata soprattutto per gli altri listini. In giro per il mondo non c’è infatti governo, banca o grosso investitore che non abbia in portafoglio bond emessi dal Tesoro Usa. Il declassamento è quindi un avvertimento per tutti. La Casa Bianca ha tuttavia minimizzato, invitando i mercati a «non dare troppo peso» al giudizio «politico» dell’agenzia di rating. A Washington considerano quello di Standard &Poor’s un giusto richiamo per un accordo bipartisan sulla riduzione del debito e spiegano che sia Barak Obama sia il Congresso sono consapevoli del problema e per questo a breve partiranno i negoziati sulla proposta di tagliare il deficit di 4 mila miliardi di dollari. Ma le rassicurazioni della Casa Bianca non sono bastate a frenare la discesa delle Borse. In Europa, poi, la notizia del declassamento Usa è arrivata in una giornata funestata dalle indiscrezioni sulla possibile necessità di una ristrutturazione del debito della Grecia. Indiscrezione che il governo di Atene ha smentito ma che il quotidiano tedesco «Die Welt» ha rilanciato raccogliendo le dichiarazioni di un ministro ellenico il quale, in condizioni di anonimato, ha detto che «la questione non è più se ristruttureremo il debito, ma quando» . I tassi sui bond greci sono schizzati subito fino al 14%, livello mai raggiunto dall’introduzione dell’Euro. Ma sono state soprattutto le Borse a pagare il nuovo clima di pesante sfiducia: Milano ha archiviato la seduta in calo del 2,92%, Francoforte del 2,11%, Parigi del 2,35%, Madrid del 2,02%e Atene del 2,83%. Il calo più accentuato di Piazza Affari è dovuto alla forte presenza nell’indice principale delle banche, quelle cioè che pagherebbero il conto più alto in caso di ristrutturazione del debito greco, visto che si troverebbero a dover svalutare i bond di Atene in portafoglio.

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