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Debito, tasse, welfare, inizia la trattativa con la Troika

Atene chiama. La Troika, per ora, non risponde. Il responsabile del programma economico di Syriza, Yannis Milios, a spoglio in corso ha lanciato il sasso, dicendo che gli accordi sottoscritti dai precedenti governi con la Troika (Bce-Ue-Fmi) per il salvataggio della Grecia «sono morti». In serata però lo stesso Tsipras si è mostrato più flessibile e disponibile a una trattativa. Le prime risposte arriveranno già stamattina dall’Eurogruppo, che farà il punto sul dossier caldissimo della Grecia. Ecco ad oggi quale sono le rispettive posizioni.

DEBITO
Tsipras – Il leader di Syriza chiede un taglio — almeno del 50% secondo le indiscrezioni — dei 320 miliardi di esposizione della Grecia (240 sono in portafoglio alla Troika). E una ristrutturazione dell’esposizione legando rate e rimborsi alla crescita dell’economia di Atene. Tsipras chiede anche sei mesi di tempo per trovare un’intesa, cancellando l’ultimatum del 28 febbraio.
Troika – La Troika è fermamente contraria a un taglio secco del debito. Perché un secondo dopo Spagna, Portogallo, Irlanda — forse persino l’Italia — pretenderebbero lo stesso trattamento. Mentre sembra pronta a concedere una proroga di sei mesi. Un compromesso potrebbe essere una soluzione intermedia. Nessuna sforbiciata al capitale ma condizioni molto più favorevoli su tassi e durata del prestito. E ok anche a trasformarne una parte in bond legati al Pil.
OCCUPAZIONE
Tsipras – Atene chiede (anzi potrebbe decidere unilateralmente) di cancellare le riforme della Troika che hanno reso possibili i licenziamenti di massa e cancellato i contratti collettivi. In più vuole rialzare lo stipendio minimo da 536 a 751 euro e varare un piano straordinario di investimenti pubblici. Da finanziare in parte con gli 11 miliardi inutilizzati del Fondo salva-banche.
Troika – Ue, Bce e Fmi da questo orecchio non ci sentono. Nessun passo indietro sul memorandum e sulla flessibilità del mercato del lavoro.
Un minimo di disponibilità c’è invece sullo stipendio minimo, a patto che si trovino i fondi. Potrebbe invece arrivare l’ok sullo smobilizzo parziale del Fondo salvabanche. Ma non è un’operazione semplice perché dovrebbe essere forse approvato da tutti i Parlamenti nazionali.
WELFARE
Tsipras – Syriza su questo punto sembra inflessibile. E intenzionata a varare forse già in settimana con o senza l’ok dei creditori il suo piano “umanitario” di welfare. Elettricità, casa e trasporti gratuiti o a costi sociali alle famiglie più povere. Ripristino della tredicesima agli 1,2 milioni di pensionati che prendono meno di 700 euro al mese. Ripristino dell’assistenza sanitaria per il milione di disoccupati che non ne ha più diritto.
Troika – Questo, specie per la tempistica, rischia di essere uno dei punti d’attrito più forti. I creditori non sono intenzionati ad arretrare sulle regole del mercato del lavoro. Mentre potrebbero fare qualche passo verso Tsipras aprendo sulle misure sociali per le bollette e la casa. Le posizioni sono molto lontane anche sull’assistenza sanitaria.
TASSE
Tsipras – Il programma di Syriza prevede il taglio dell’odiata e pesantissima tassa sulla casa introdotta da Antonis Samaras su richiesta di Ue, Bce e Fmi. Verrebbe sostituita con una mega patrimoniale sugli immobili di lusso. Altro capitolo il rialzo da 5 a 12mila euro della soglia esentasse sui redditi personali. Un punto fermo è (destinato forse a scattare da subito) è il congelamento dei pignoramenti delle case per i debitori insolventi più poveri assieme al progetto di rateizzazione delle tasse arretrate con lo Stato (oggi 77 miliardi)
Troika – La Troika non sembra disposta a fare passi indietro sull’imposizione per il mattone mentre potrebbe mandare giù lo stop alle aste sulle case dei debitori morosi. La linea del Piave sembra però quella della rateizzazione degli arretrati. Su questo capitolo Bce, Ue e Fmi oppongono per ora un “no” secco.
INVESTIMENTI PUBBLICI
Tsipras – Tsipras chiede un piano straordinario della Bei e interventi con altri fondi della Ue per sostenere un piano per l’occupazione destinato a creare 300mila posti di lavoro modernizzando e digitalizzando le infrastrutture nazionali.
Troika – Forse questo è il punto su cui sarà più facile trovare la quadra. Possibile che nel nome della solidarietà europea alla fine questi fondi siano concessi. Resta però il fatto che questo sarà uno degli ultimi dossier esaminati. E sarà a quel punto solo uno zuccherino per rendere meno amari per i militanti e gli elettori di Syriza le concessioni che Tsipras con pragmatismo (“sappiamo che non potremo ottenere tutti quello che chiediamo) sarà costretto a fare.
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