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Debito sorvegliato speciale Gentiloni: «Serve un piano»

Nelle trattative comunitarie che nelle prossime settimane sono chiamate a stringere sul Recovery Fund l’Italia «potrà contare di più se non cancella, fra i suoi obiettivi, quello del controllo del debito pubblico», perché senza un impegno specifico diventerà «difficile avere un ruolo negoziale efficace».

Nella sua audizione mattutina alla commissione sulle Politiche Ue della Camera il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni va dritto al punto che occupa il centro delle preoccupazioni delle cancellerie quando guardano all’Italia. Punto ben noto al ministero dell’Economia, che nel Piano nazionale di Riforma, atteso al consiglio dei ministri tra stasera e lunedì, punta a garantire una prospettiva decennale di riduzione del debito sostenuta da rilancio degli investimenti pubblici, revisione della spesa e riforma fiscale «pro crescita». Il primo taglio al debito, negli obiettivi Mef, arriverebbe l’anno prossimo grazie al rimbalzo del Pil atteso dopo la caduta 2020 anche grazie alle risorse del Recovery Fund che saranno impiegate, spiega il ministro dell’Economia Gualtieri in un confronto organizzato ieri dall’ambasciata tedesca in occasione dell’avvio del nuovo semestre comunitario, saranno impiegate in un «vasto programma di investimenti su temi come la banda larga, le reti idriche, il trasporto ferroviario, la sanità territoriale e gli aiuti alle filiere produttive». Sul Recovery la trattativa è in corso ma, sottolinea Gentiloni nel corso dello stesso dibattito, «è importante notare che nessuno è ostile all’idea di un intervento comune, e un senso minimo di responsabilità porta verso l’accordo». Accordo che si deve fare largo nelle polemiche di questi giorni. «L’Italia ce la farà da sola», ribatte in quest’ottica il premier Conte all’attacco del collega olandese Mark Rutte.

Ma i numeri del debito italiano preoccupano i leader comunitari, le notizie sul nuovo scostamento in arrivo (che prescinde dall’attivazione di Sure e Mes) non aiutano e nel suo intervento parlamentare Gentiloni svolge un ruolo di cerniera fra l’attenzione comunitaria e un’ottica italiana che in molte sue componenti è ancora schiacciata sull’emergenza. Sulla riattivazione del Patto ventilata mercoledì dal vicepresidente della commissione, Valdis Dombrovskis, Gentiloni colloca «l’anno prossimo» la «grande discussione» sul tema, e avverte che l’esperienza della doppia crisi 2009-2011 mostra i rischi che si corrono quando «si sbaglia la tempistica» e «la stretta sulla spesa, che certamente dovrà esserci in modo graduale, arriva troppo presto».

Anche sul Fondo Salva Stati la riflessione del commissario Ue mescola in modo prudente il piano istituzionale è quello politico. Perché «la decisione sull’attivazione del Mes spetta ai governi» ma, ricorda , «la commissione ha lavorato perché il Trattato fosse compatibile con uno strumento senza condizionalità». E i tentennamenti italiani, anche se Gentiloni non lo dice esplicitamente, non rafforzano certo la posizione del Paese ai tavoli Ue.

Anche perché l’autorizzazione a utilizzare un nuovo spazio fiscale, che per ora è collocato fino a 20 miliardi, spingerà inevitabilmente ancora in alto la stima del debito italiano, collocata per quest’anno dal Def di aprile al 155,7% del Pil sotto la spinta dei vari decreti legge fin qui varati dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Dall’analisi sviluppata dall’Ufficio parlamentare di bilancio emerge che la ricaduta sull’indebitamento netto dei provvedimenti urgenti adottati dal Conte-2 in questi ultimi mesi è di ben 135,9 miliardi per il triennio 2020-2022. Un massiccio ricorso al deficit che ha già gonfiato di 20,9 punti rispetto allo scorso anno il rapporto debito/Pil, l’indicatore al centro delle ansie comunitarie. Ma anche questo calcolo, in attesa che venga invertita la rotta sulla crescita, andrà aggiornato presto. E non solo a causa del nuovo scostamento che, se confermato, farà salire a quasi 100 miliardi il peso del disavanzo nel 2020. Anche il ricorso a Sure, i prestiti Ue già richiesti dal governo per puntellare gli ammortizzatori sociali, e eventualmente al discusso Mes, che tanto divide la maggioranza, allargheranno il già esteso perimetro del deficit entro cui si sta muovendo il Governo. E a quel punto il rischio di superare la soglia del 160% di debito si trasformerebbe in una certezza, come già ipotizzato nelle ultime previsioni del Fmi, giudicate troppo pessimistiche da Gualtieri.

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