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Debito, recessione e banche i mercati tornano a tremare per la sindrome italiana

L’unione bancaria, con il passaggio della vigilanza alla Banca centrale europea, fu lanciata all’apice del panico del 2012 con un’intenzione esplicita: separare la sorte degli istituti di credito da quella degli Stati nei quali essi risiedono, spezzare il cordone fra i problemi delle banche e quelli dei governi, creare una rete di sicurezza europea.
Se questo era l’obiettivo, per ora non è raggiunto. Giusta o sbagliata che fosse, la diagnosi della Bce che ha messo le banche italiane sotto i riflettori sembra aver influito negativamente sui titoli di Stato di Roma. Al contrario, i Paesi le cui banche hanno passato meglio del previsto il test della Bce in questa fase godono di un calo degli interessi sul debito sovrano. Non è perfettamente logico se si guarda alla taglia ridotta, appena due miliardi, del capitale che ora le banche italiane sono tenute a trovare. Eppure, a poche ore dagli annunci della Bce sui test agli istituti, lunedì a metà giornata, i Btp a dieci anni rendevano già 2,3 punti-base in più a 2,441%. I titoli spagnoli invece scambiavano con rendimenti più bassi di 3,7 punti base e anche quelli francesi erano 1,9 punti base. Gli investitori in questa fase non sono razionali e sono innervositi dal rischio che l’area euro si avvicini alla recessione. Ma nell’incertezza generale stanno dando un prezzo ai loro sospetti — corretti o meno — sullo stato di salute del sistema finanziario, e su chi temono dovrà in qualche modo pagare per esso: il governo italiano. In questo momento, gli investitori non guardano certo alle procedure di vigilanza europea sui conti pubblici.
Non fosse così, oggi lo scenario sarebbe diverso. La Legge di stabilità dell’Italia non è stata respinta dalla Commissione europea, il deficit pubblico resta entro il 3% del Pil e il governo (per ora) non è sottoposto a una procedura del Fiscal Compact europeo. Invece sia Madrid che Parigi sono ben sopra al 3% ed entrambe da tempo si trovano sotto procedura a Bruxelles. Quanto al debito, quello italiano è sì più alto ma quelli di Francia e Spagna stanno salendo più rapidamente e si avvicinano al 100% del Pil.
Non tutto è contro l’Italia nei dati di fatto sul tavolo oggi, eppure alla notizia sulle banche il mercato si è voltato subito contro il Paese che esce meno bene dagli esami. Non anche contro Francia o Spagna. E a distanza di giorni continua a rivelare i suoi dubbi, benché in misure omeopatiche rispetto a come accadeva nel 2012. Ormai i titoli decennali di Madrid rendono quasi 40 punti-base (0,4%) in meno di quelli italiani e per tutto il sistema-Spagna, dallo Stato, alle imprese, alle banche, finanziarsi costa significativamente di meno. È del resto dal mese scorso che questa forbice fra i due grandi Paesi mediterranei aveva iniziato ad allargarsi a vantaggio di Madrid.
È perfettamente possibile che la corrente si inverta ancora una volta nei prossimi mesi: anche la Spagna per esempio deve fare i conti con l’instabilità politica perché il partito anti- sistema Podemos, che propone nazionalizzazioni a tappeto e un default sul debito, nei sondaggi ormai viaggia sopra al 20%. La stagione elettorale iberica nel 2015 può produrre lo stesso choc che l’Italia ha avuto con i 5 Stelle nel 2013.
Per ora però le tendenze dei mercati rivelano qualcosa che è sempre più chiaro anche nel governo di Berlino: il governo di Matteo Renzi non è in testa alla lista di preoccupazioni di politica europea, neppure per la cancelliera Angela Merkel. Quel posto è occupato dalla Francia di François Hollande, per il rifiuto di conformarsi alle regole di bilancio di cui tutti gli altri Paesi cercano di tenere conto. La decisione più difficile dei prossimi mesi sarà sulle sanzioni, ossia se e come minacciare Parigi con quelle.
Piuttosto l’Italia, la sua recessione, il suo debito che non smette di salire e ora anche i punti interrogativi sul sistema sistema bancario, sono in cima alla lista delle preoccupazioni dei mercati. Non del governo tedesco. Queste settimane sono state segnate dalle scosse per la richiesta della Grecia di liberarsi della troika, per i rischi di una nuova recessione in Germania e ora per l’esito degli esami bancari. Al 2015, il governo ha interesse ad arrivare con l’ombrello delle misure per rafforzare gli anticorpi italiani già aperto.
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