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Il debito pubblico ha il lievito incorporato

Desta impressione l’arrendevolezza che governo e Camere hanno dimostrato nel concedere via libera al nuovo, potenziale indebitamento fino a 20 miliardi. Con brevi e poco seguiti dibattiti, robuste maggioranze, ben oltre il recinto governativo sia a Montecitorio sia a palazzo Madama (alla faccia dei sempre predicati numeri ballerini, in realtà rimasti da anni costantemente solidi), hanno concesso l’autorizzazione.

Il ministro Pier Carlo Padoan ha minimizzato la faccenda: notoriamente, ritiene superfluo e tedioso occuparsi del debito pubblico.

Scarse sono state le denunce parlamentari, fra le quali va ricordato l’intervento di Daniele Capezzone, sempre coerente e sempre isolato del denunciare la predilezione per debito, spesa e tassazione. La gravità resterebbe immutata se la reale emissione di titoli dovesse, a consuntivo, essere molto ridotta rispetto al limite massimo ipotizzato.

Lasciando stare l’aspetto diciamo così creditizio della questione, quel che si conferma è la costanza con la quale la classe politica, in vasta misura, ritiene che il debito pubblico sia, per dirla col principe Antonio de Curtis, una pinzillacchera. In Italia pare non curarsene quasi nessuno. Peccato che i mercati internazionali come i vertici europei abbiano ben presenti sia la quantità del carico che pesa sugli italiani, sia il costante rinvio della sua contrazione.

Quando si affronta il problema, emergono due aspetti: la scarsissima percentuale di diminuzione del rapporto fra pil e debito; il rinvio del rientro, che slitta di esercizio in esercizio. Più grave ancora, ad attestare la totale incomprensione del problema, è la palese volontà di non affrontarlo nell’unico modo in cui dovrebbe essere affrontato: prendendolo di petto, con un’operazione storica di assalto al debito.

Sui media di Class Editori da lungo tempo sono state lanciate solide e documentate proposte, sottoscritte da personaggi ed esperti di primo piano, per trovare una soluzione che davvero intacchi il debito pubblico senza limitarsi a lievi scalfitture. Non va bene? Altri progetti sono stati lanciati, di solito su eguali basi.

Basterebbe scegliere. Invece, il mondo ministeriale, governativo, parlamentare e genericamente politico resta sordo. L’unica risposta consiste nel rinviare la soluzione a una rinascita economica che stenta a vedersi. Tagliare adeguatamente la spesa (operazione che non basterebbe, ma sarebbe più che utile) è un’operazione che viene scartata, preferendosi buoni, elargizioni, mance e mancette elettorali e referendarie.

Siamo al punto, dopo la pubblicizzazione del Mps, di dover ritenere che sarebbe già un successo non vedere crescere il debito, altro che comprimerlo.

Marco Bertoncini

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