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«Debito più sostenibile Investitori e risparmiatori attirati dai tassi oltre l’1,7%»

«Il grande successo del collocamento sindacato di Btp a dieci anni nei portafogli degli investitori istituzionali, con una domanda pari a 8 volte l’offerta, non mi sorprende. Il sentiment positivo sui titoli del debito pubblico italiano si era già instaurato in modo molto evidente con il successo dell’emissione dei Btp Italia». Anna Guglielmetti responsabile delle gestioni istituzionali a reddito fisso di Crédit Suisse Am analizza le cause dell’imponente domanda di «carta italiana».

All’origine del nuovo atteggiamento degli investitori sia istituzionali che privati verso le emissioni del Tesoro «c’è prima di tutto il piano europeo dei Recovery Fund che andranno soprattutto a vantaggio dei Paesi più colpiti dalla pandemia». L’aspetto più importante, secondo gli investitori, è che i nuovi bond non andranno ad appesantire il debito pubblico peggiorando ulteriormente il rapporto debito/Pil, che comunque a seconda delle stime passerà dal 135% attuale al 155-160%. «L’idea che esista una solidarietà europea viene percepita dal mercato come un elemento a favore dei Paesi più indebitati e crea intorno ad essi un clima di fiducia», sottolinea Guglielmetti. A farsi avanti, adesso, sono anche gli investitori esteri, che dopo avere lungamente disertato le aste di titoli pubblici italiani sono tornati a comprare Btp visto che il debito italiano era sottopesato nei loro portafogli.

Recovery Fund

La solidarietà europea viene percepita come un elemento a favore dei Paesi più indebitati

Gli investitori istituzionali erano rimasti lungamente alla finestra soprattutto perché erano in attesa del pronunciamento delle principali agenzie di rating che si temeva potessero abbassare il giudizio sull’Italia a un livello spazzatura». «Adesso che tutte e tre le maggiori agenzie hanno confermato il livello “investment grade” anche gli operatori esteri si sentono rassicurati», sottolinea Guglielmetti.

Un ruolo non secondario nello scatenare l’interesse degli investitori lo giocano certamente i rendimenti. «Nel collocamento di ieri il titolo decennale offriva una cedola dell’1,165% con un rendimento lordo annuo all’emissione superiore all’1,7%, visto che il prezzo di collocamento è stato di 99,52. È evidente che se paragonato ai tassi negativi delle emissioni tedesche o dei Paesi del Nord Europa queste cedole risultano decisamente attraenti sia per gli investitori privati che per gli istituzionali». C’è infine l’argomento dello spread che prima dell’esplodere dell’emergenza Covid-19 oscillava intorno ai 130 punti. Dopo avere raggiunto un picco di oltre 300 punti nella prima metà di marzo il differenziale è tornato a scendere verso un primo livello di 180 punti, anche se a causa della forte volatilità lo abbiamo visto risalire a 190 punti. «Penso che la prossima soglia di assestamento potrebbe essere quella dei 150 punti ma non escludo nel più lungo periodo un ritorno al livello pre-Covid19 di 130 punti», conclude Guglielmetti. Secondo la fund manager la volatilità dello spread e dei rendimenti continuerà in ogni caso a mantenersi piuttosto elevata «e ci saranno oscillazioni continue in relazione all’andamento dei negoziati sui Recovory Fund».

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