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Debito Ora l’allarme suona per i privati «Blocca la crescita»

Il presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli dice che la domanda di credito da parte delle imprese è scarsa. Il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, conferma che «latita la domanda di credito buono». Se non vogliamo raccontarci storie e farci illusioni, dobbiamo prendere sul serio quello che dicono. In Europa, soprattutto nei cosiddetti Paesi della periferia Italia compresa, una buona parte delle imprese (e delle famiglie) ha il problema opposto a quello di chiedere denaro in banca: vuole restituirlo perché ha un sacco di debiti. Questa, con ogni probabilità, sarà una caratteristica forte dell’economia dei prossimi anni: una situazione che potrebbe seriamente limitare l’impatto delle nuove politiche monetarie, tese a stimolare il credito, decise nelle settimane scorse dalla Banca centrale europea e annunciate da Mario Draghi. 
Raddoppio
In uno studio pubblicato il 10 giugno, Moritz Kraemer dell’ufficio di Francoforte di Standard & Poor’s ha calcolato che l’indebitamento dei privati (imprese e famiglie) come percentuale del Pil nel 2013 è stato il doppio di quanto era nel 1999 (al momento dell’introduzione dell’euro) per Grecia, Spagna e Portogallo «mentre in Italia era di 35 punti percentuali più alto» (nello stesso periodo in Germania era cresciuto solo del 4%). È un livello di debito privato che nei Paesi periferici «rimane vicino ai record massimi sia in percentuale del Pil che in termini assoluti». La situazione sta ora migliorando, ma siamo solo all’inizio del periodo di deleveraging , di riduzione della leva del debito, la quale per tornare a livelli di normalità ha ancora molta strada da fare. Conclusione di Standard & Poor’s: «Crediamo che lo sforzo di ridurre il persistente eccesso di debito bloccherà la domanda domestica nella periferia e quindi le prospettive di crescita per molti anni». L’unico motore che spingerà il miglioramento dell’economia sarà dunque l’esportazione, insufficiente ad assorbire la disoccupazione in misura seria anche in presenza di una politica monetaria estremamente accomodante.
In un libro da poco uscito negli Stati Uniti — House of Debt — definito la pubblicazione economica più importante dell’anno dall’ex segretario al Tesoro americano Larry Summers, Atif Mian e Amir Sufi sostengono che in situazioni del genere i tassi d’interesse bassissimi e la disponibilità di credito diventano quasi irrilevanti, in quanto gli attori economici — imprese e famiglie — vogliono prima di tutto liberarsi dei debiti. A loro parere, questo meccanismo è stato alla base dell’ormai famoso ventennio perduto del Giappone. E negli anni scorsi molto limitato la ripresa negli Stati Uniti.
Confronti
In alcune parti dell’Eurozona la situazione è anche peggiore: nei numeri e per il fatto che i rischi di deflazione, o comunque di inflazione tendente a zero come succede già in molti Paesi, aumentano il peso del debito, dal punto di vista reale e da quello contabile.
«Le economie della periferia (europea, ndr ) in via di aggiustamento — scrive Kraemer — sono dunque di fronte al dilemma posto da una parte dalla loro competitività che si rafforza (che necessita di tassi d’inflazione inferiori alla media dell’eurozona) e la riduzione dell’indebitamento (che sarebbe favorita da livelli dei prezzi in crescita)». Visto il livello del debito, l’economista ritiene che «molti individui, imprese e tutti i governi continueranno nell’obiettivo di riparare i loro bilanci». In termini macroeconomici, il risultato sarà un tasso di risparmio privato che rimarrà elevato fino a quando il livello desiderato di debito non sarà raggiunto. Se la Bce riuscirà ad abbassare, attraverso la politica monetaria, il costo del debito darà una mano: ma sempre nella cornice di un aumento del risparmio privato e di una riduzione dell’indebitamento.
Record amari
In Italia, il punto massimo dell’indebitamento totale (privato e pubblico) è stato toccato nell’ultimo trimestre del 2013, al 275,9% del Pil: le imprese, però, avevano registrato il massimo di indebitamento nel secondo trimestre del 2009, al 90,6% del Pil, e da allora hanno ridotto i debiti del 5,3% del Pil; mentre le famiglie avevano toccato il massimo nel secondo trimestre del 2011, al 45,5% del Pil e ora hanno ridotto il debito di qualcosa meno di un punto di Pil. Per tornare al livello del 1999, le imprese dovrebbero rimborsare prestiti pari a oltre il 30% del Pil e le famiglie una somma pari al 25% del Pil. Non saranno rientri veloci.
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