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Debito, Obama apre a un accordo-ponte

La Casa Bianca ieri ha parzialmente aperto ai repubblicani: andrà bene un innalzamento temporaneo del tetto sul debito, anche di un anno, purché non vi siano condizioni di tipo fiscale.
Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha spiegato che c’è la volontà di «accettare un innalzamento di un anno al tetto al debito». Quel che Obama non accetta è la minaccia dei repubblicani di non alzare quel tetto se non otterranno le concessioni che desiderano. Quello che chiediamo «è l’innalzamento del tetto al debito senza drammi e senza ritardi», ha detto Carney precisando che «non ci siamo mai opposti a un’estensione limitata nel tempo del tetto». Insomma, per la Casa Bianca andrebbe bene una soluzione di breve termine per guadagnare tempo ed evitare, almeno per ora, quello che altrimenti sarebbe il primo default nella storia degli Stati Uniti.
L’apertura al compromesso con i repubblicani che controllano la Camera è arrivata nel settimo giorno di “shutdown” del governo statunitense (una «crisi fabbricata», ha detto Obama) e con l’avvicinarsi di una data ben più importante per i mercati finanziari globali. Il 17 ottobre infatti gli Stati Uniti raggiungeranno il limite dei 16.700 miliardi di dollari oltre i quali Washington non potrà più emettere debito per finanziare le proprie attività e onorare i propri impegni con i creditori. Il rischio non è dunque solo una paralisi prolungata delle attività federali ma soprattutto il default.
I grandi investitori come Warren Buffett lo sanno bene: l’oracolo di Omaha ha paragonato il mancato innalzamento al tetto al debito a una bomba nucleare, qualcosa di «troppo orribile da usare». Non a caso il Dow Jones ha aperto la seduta di ieri con cali a tre cifre, sopra i 145 punti salvo poi limare le perdite sulle scommesse di un accordo.
Si tratta di un cambio di rotta da parte dell’amministrazione Obama dopo un fine settimana caratterizzato da una serie di dichiarazioni aspre arrivate soprattutto dai repubblicani. Lo speaker alla Camera, John Boehner, aveva detto che «è tempo per noi di impuntarci e combattere» mentre il segretario al Tesoro Jack Lew avvertiva: il Congresso «sta giocando con il fuoco».
Ora si aspetta la reazione dell’opposizione. Per un accordo sembra ormai solo una questione di tempo. Forse un’intesa non ci sarà entro il 17 ottobre ma potrebbe arrivare subito dopo, rimandando una soluzione di lungo termine sul tetto al debito all’anno prossimo.
Intanto Moody’s ha cercato di raffreddare i timori. «È improbabile che si supererà la data del 17 ottobre senza alzare il limite al debito, ma anche nel caso contrario crediamo che il Tesoro americano rispetterà i propri impegni sui titoli di stato che deve rimborsare», ha spiegato Raymond McDaniel, amministratore delegato dell’agenzia di rating. Secondo Moody’s è il pagamento degli interessi sui Treasury (che avviene due volte al mese, il 15 e l’ultimo giorno di ogni mese) ad essere a rischio. Dopo il 17 ottobre il primo versamento da fare è relativamente contenuto, da 5,9 miliardi di dollari, ed è dovuto il 31 ottobre. Il successivo pagamento è previsto per il 15 novembre ed è più ampio, da 30,9 miliardi. Probabile essere che entro quella data un’intesa venga trovata.
Per il numero uno di Moody’s, il braccio di ferro in tema di tetto al debito è d’altra parte «un film già visto» nel 2011, quando un accordo fu poi trovato. Nel frattempo però Standard & Poor’s aveva strappato per la prima volta in assoluto la tripla A agli Stati Uniti e il Dow Jones era arrivato a perdere in una sola seduta 600 punti. Qualcosa che i mercati certo non vogliono rivivere.
Le banche però hanno già iniziato a rivedere le loro stime a causa dello shutdown. Ieri Bank of America ha ridotto le previsioni sull’espansione del Pil americano del terzo e del quarto trimestre, rispettivamente all’1,7 dal 2,5% e al 2 dal 2,5 per cento.
Per la cronaca, Moody’s ha attualmente un rating di tripla A per gli Stati Uniti con un outlook stabile. S&P’s ha un rating pari a AA+ con outlook stabile. Fitch ha invece una tripla A con outlook negativo.

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