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Debito, niente accordo l’Argentina di nuovo verso la bancarotta

L’Argentina scivola sempre di più verso il default tecnico. Ieri sera al termine di una giornata di incontri fra il ministro dell’Economia Alex Kicillof e il mediatore Daniel Pollack è stato impossibile raggiungere un accordo con gli hedge fund. Il ministro ha negato però che il Paese sia entrato ufficialmente in default perché, nonostante il tempo sia scaduto, spera ancora che sia possibile trovare un’intesa. Almeno a giudicare dal responso indiretto dei mercati — se non altro quelli locali — gli operatori non si aspettano il baratro per l’Argentina. Borsa di Buenos Aires, bond quotati e costo dei Cds argentini (contro il rischio-paese) ieri mostravano tutti miglioramenti delle quotazioni, anche se proprio a tarda ora S&P ha messo l’Argentina in “selective default”.

Proprio nelle ultime 36 ore infatti si era affacciata una soluzione di mediazione, portata avanti dall’Associazione bancaria argentina. Dopo quattro ore di negoziati serratissimi negli Usa tra gli hedge fund, il mediatore Daniel Pollack (incaricato di agevolare una soluzione) e la delegazione argentina, guidata dal ministro Axel Kicillof, era giunto infatti a New York Sebastian Palla, banchiere ed ex sottosegretario all’Economia in Argentina. Palla era l’uomo incaricato di presentare la proposta formale dell’associazione dei banchieri (l’Adeba) che si offrono di comprare i bond in mano ai cosiddetti “holdout”, gli hedge fund appunto che non hanno aderito alle precedenti offerte di ristrutturazione del debito. Si tratta di circa 1,35 miliardi di dollari più gli interessi, grosso modo un miliardo e mezzo. Il punto è che l’operazione di “mediazione” deve avvenire senza incorrere nella “trappola” di dover estendere lo stesso trattamento anche a chi — nel 2005 e nel 2010 — aveva accettato la conversione dei bond andati in default con nuovi bond, rinunciando a circa il 70% del valore nominale delle vecchie obbligazioni. D’altro canto, senza accordo con gli hedge fund c’è comunque un altro rischio default, perché il giudice Griesa ha bloccato i fondi — già versati nelle casse delle banche americane — a disposizione per il pagamento degli interessi sui bond argentini ristrutturati in precedenza.
«Ci hanno chiesto qualcosa che non potevamo fare», ha detto Kicillof, aggiungendo però di sperare ancora in una soluzione positiva. Un’altra ipotesi è che si arrivi a una soluzione mista, con il ricorso appunto ad un certa dose di «creatività interpretativa» che consenta di superare la data di fine 2014, quando la clausola- tagliola sul trattamento unificato ai vecchi bondholder verrà a cadere: in questo caso l’obiettivo principale sarebbe di arrivare a quella scadenza, ottenendo ora il sì degli hedge fund e quello del giudice per sbloccare il pagamento degli interessi.
Intanto gli italiani che non hanno accettato le ristrutturazioni precedenti (53mila) sono in attesa del lodo arbitrale del tribunale internazionale con sede a Washington, atteso per fine anno: le richieste dell’Associazione guidata da Nicola Stock sono per 2,08 miliardi.
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