Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Debito italiano, investitori divisi sulla sostenibilità

Il successo del BTp Italia dimostra che il Paese può contare del risparmio privato. Ma è credibile la prospettiva che privati cittadini, investitori domestici e la Bce possano compensare la disaffezione degli esteri verso i BTp certificata dalle vendite record (51,5 miliardi) registrate a marzo? Questa categoria di creditori detiene il 30% del debito ed è evidente che una transizione non si possa fare dall’oggi al domani senza traumi. La fiducia dei volubili investitori esteri, in altre parole, resta un capitale da preservare se si vogliono evitare tempeste finanziarie. Ma a che livello è questa fiducia all’alba di una recessione che rischia di fare esplodere il nostro debito?

Al netto della fase di turbolenza acuta di marzo i saliscendi dello spread ci dicono che la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. Sul rischio Italia gli investitori si dividono tra chi li ritiene un’opportunità alla luce degli alti rendimenti offerti (a fronte di garanzie come il sostegno della Bce) e chi vede il bicchiere mezzo vuoto di una sostenibilità del fardello sempre più complicata da gestire. Tra questi ultimi c’è Barry McAndrews di State Street Global Advisors: «Il problema della sostenibilità potrà essere risolto solo se, al sostegno della Bce, si affiancasse una mutualizzazione. Non temporanea come il Recovery Fund franco-tedesco ma permanente». Tradotto: gli eurobond. Il gestore, ha ridotto la sua esposizione in BTp nelle scorse settimane.

Cauto anche Andrea Iannelli di Fidelity International: «L’unanimità tra i Paesi Ue sul Recovery Fund può essere difficile da raggiungere». Per Alessandro Tentori – responsabile investimenti AXA Im Italia – la discussione sul debito comune sarà il market mover più importante. Il gestore resta positivo alla luce soprattutto del sostegno della Bce. Secondo Monica Defend, capo della ricerca di Amundi, la politica monetaria è stata decisiva soprattutto perché ha ridotto la volatilità. Un aspetto decisivo anche per Marie Anne Allier, gestore obbligazionario Carmignac che ha aumentato l’esposizione sia sui BTp sia sul debito subordinato delle banche italiane.

Sul ruolo della Bce tuttavia non c’è unanimità: per il gestore di Aberdeen Standard James Athey (negativo sui BTp) questa crisi ha messo in luce i suoi limiti, per Nicola Mai di Pimco solo con misure più aggressive come quelle di Fed e BoE e un coordinamento delle politiche fiscali a livello europeo è ipotizzabile un aumento del peso dei BTp in portafoglio da parte del fondo. «Non è solo il debito pubblico ad essere in crisi con il Covid – commenta infine Matteo Ramenghi, capo investimenti di Ubs WM – ma anche quello privato e in Italia il debito privato è basso. Per questa ragione e alla luce dell’ampio spread offerto i BTp sono tra i nostri titoli preferiti».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa