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Debito e conti, l’Europa vuole un contratto con misure e riforme

La Germania insiste nel suo progetto di far imporre dall’Ue impegni di «natura contrattuale» per far attuare misure di austerità e riforme ai Paesi membri con i conti pubblici in difficoltà. Il presidente stabile del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, ha inserito la richiesta di Berlino nel rapporto finale (che dovrebbe essere completato oggi) e nella bozza delle conclusioni (in circolazione da lunedì) per il summit dei 27 capi di Stato e di governo a Bruxelles il 13 e il 14 dicembre.
Nel testo si introduce il principio di una valutazione preventiva sull’andamento economico di un Paese dell’eurozona per poterlo vincolare tempestivamente con un contratto, qualora fossero ritenute necessarie misure di austerità e riforme strutturali. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble puntano di fatto a «commissariare», tramite Bruxelles, le politiche economiche dei governi con rischi di conti pubblici fuori controllo. Così alle prossime elezioni garantirebbero ai tedeschi di non dover mai più pagare per Paesi dell’eurozona in crisi finanziaria.
Ma già la diffusione informale delle bozze di Van Rompuy sta facendo montare l’opposizione al dirigismo tedesco. Finora il patto di Stabilità ha richiesto ai Paesi membri il livello massimo del 3% nel rapporto deficit/Pil rispettando il principio delle «regole uguali per tutti». Con i contratti vincolanti, Grecia — che ieri sera è stata considerata in «default selettivo» da Standard & Poor’s dopo la decisione di riacquistare i propri bond per accedere agli aiuti europei — Portogallo, Irlanda, Spagna (e forse Italia) dovrebbero cedere a Bruxelles molta più sovranità nazionale nelle politiche di bilancio rispetto alla Germania e agli altri Paesi del Nord più solidi.
Gli sherpa dell’Europarlamento delegati a negoziare, il tedesco Elmar Brock per gli europopolari, Roberto Gualtieri per gli eurosocialisti e il belga Guy Verhofstadt per gli euroliberali, hanno assunto una posizione critica e proposto un’alternativa meno rigida. I governi socialisti di Francia, Belgio e Austria frenano sull’eccessiva cessione di sovranità nazionale. Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, che sono sotto programma di aiuti, non gradiscono in assoluto. «L’Europarlamento ha una posizione critica sulla proposta dei contratti vincolanti perché rischiano di creare una asimmetria tra i Paesi, a svantaggio di quelli più in difficoltà», spiega Gualtieri.
Brock avrebbe informato la sua compagna di partito Merkel sulle conseguenze politiche di un irrigidimento della Germania (appoggiata da Finlandia e Olanda). Anche perché, negli ultimi Eurogruppo/Ecofin, Schäuble ha creato irritazione frenando le misure solidaristiche per i Paesi in difficoltà. E nella bozza di Van Rompuy la vigilanza bancaria alla Bce e i finanziamenti diretti del fondo salva Stati slitterebbero a marzo, come vuole Berlino.

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