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Debito, confronto Letta-Barroso

Dopo aver rilanciato il sogno europeo, il traguardo prossimo venturo di Unione bancaria continentale e contrastato «i facili sciovinismi e populismi, miopi e capaci solo di lasciare macerie dietro di sé», in una saletta riservata a Palazzo Clerici, sede dell’Ispi a Milano, il premier Enrico Letta, e il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso hanno discusso in privato del debito italiano e di cosa fare per ridurlo in modo strutturale senza uccidere la crescita nella culla.
Operazione politicamente complessa, ma necessaria per rassicurare i mercati, scettici per definizione. Il presidente Barroso, il cui mandato scade a maggio, aveva rilasciato nei giorni scorsi dichiarazioni più concilianti rispetto alle bordate lanciate dal commissario agli Affari economici e finanziari, Olli Rehn, sulla necessita di essere più incisivi nella riduzione del debito italiano, ma aveva comunque insistito sulla strada del rigore. E ieri in un’intervista a Sky Tg24 Barroso ha avuto parole positive: «Riconosciamo i grossi sforzi fatti dall’Italia, che è uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Avete fatto grandi progressi, avete avviato importanti riforme. Ed è tornata anche la fiducia degli investitori».
Il premier Letta ha ascoltato gli inviti di Barroso a fare di più, ma probabilmente avrà ricordato al presidente della Commissione che l’anno prossimo il debito italiano scenderà, il deficit sarà per il terzo anno consecutivo sotto il 3% e che bisogna evitare di soffocare la ripresa che è la via assolutamente necessaria per ripartire. Parole e toni già usati il 4 dicembre in occasione della visita a Palazzo Chigi del presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, in rappresentanza degli Stati membri. Poco prima in pubblico Letta aveva rilanciato con forza l’importanza di «una unione bancaria da raggiungere come soluzione definitiva al prossimo vertice europeo del 19 e 20 dicembre a Bruxelles» e su cui l’Italia è «fortemente determinata ad applicare una decisione che è stata presa a giugno». Tema che probabilmente è stato anche tra quelli affrontati nell’incontro di ieri al Quirinale tra il presidente Giorgio Napolitano e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, alla vigilia dell’Ecofin odierno che deve tentare di sciogliere importanti nodi (si veda l’articolo sotto).
Certo, pesa come un macigno nei colloqui con gli esponenti europei l’impegno contenuto nel Six Pack per i Paesi il cui debito supera il 60% del Pil di adottare misure per ridurlo, nella misura di almeno 1/20 della eccedenza rispetto alla soglia del 60%, calcolata nel corso degli ultimi tre anni.
Questione scottante affrontata ieri a Bruxelles anche dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, all’Eurogruppo con il commissario agli Affari economici Olli Rehn. La valutazione di Bruxelles sull’efficacia delle azioni intraprese sui conti pubblici dal governo italiano non è cambiata: ha poi ribadito il vicepresidente della Commissione Rehn, nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, che «la nostra valutazione presentata in novembre resta valida». Se poi «gli effetti della spending review si vedranno nel 2014, si potrebbe creare il margine perché l’Italia benefici della clausola per gli investimenti». Un passo importante per il bilancio italiano. Quanto all’incontro odierno con il ministro Fabrizio Saccomanni, «gli ho raccontato che ho giocato a calcio a St. Gilles (un quartiere di Bruxelles, ndr)con la maglia della Sampdoria e ho anche segnato: ma abbiamo parlato anche di cose più importanti», ha concluso Rehn.
Il titolare del dicastero dell’Economia – già impegnato nel negoziato sull’Unione bancaria e sui tentativi tedeschi, poi respinti, di far pesare i risultati degli stress test bancari come se fossero elementi certi e non previsioni – è sottoposto al fuoco incrociato di chiarimenti preventivi da parte di Bruxelles, in omaggio alla regola contenuta nel Two Pack, che consente alla Commissione di vigilare prima della sua approvazione sulla legge di stabilità e sul suo accidendato iter parlamentare. Un percorso ad ostacoli con un nuovo attore europeo, sempre più vigile ed intransigente.

Ma «la giornata é terminata con una buona notizia: lo spread più basso da anni a questa parte sia per la Spagna che per l’Italia e questo ci indica che la strada che stiamo portando avanti é quella giusta», ha ricordato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, intervenendo al Foro di dialogo Italia-Spagna.

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