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Debito, 5 miliardi di risparmi nel 2015

La buona notizia sul fronte della gestione del debito pubblico è che il suo costo calerà quest’anno di circa 5 miliardi rispetto al 2014, con una componente in titoli derivati pressoché invariata attorno ai 3,5 miliardi. Ad annunciarlo è stata la responsabile della Direzione del Debito pubblico, Maria Cannata, che ieri ha presentato il Rapporto sul debito 2014 insieme con il ministro Pier Carlo Padoan e il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via. Anche l’anno scorso, nonostante un rapporto debito/Pil ancora in crescita, il costo della gestione era sceso di 2,8 miliardi rispetto al 2013, chiudendo su una spesa per interessi passivi pari a 75,04 miliardi; spesa che alla fine di quest’anno si dovrebbe dunque collocare attorno ai 70 miliardi.
Purtroppo oltre ai tassi di interesse continua a scendere anche l’inflazione (+0,1% quella acquisita per il 2015 secondo l’Istat), creando un contesto macroeconomico meno favorevole al previsto calo del debito: «Contiamo sulla Bce che sta insistendo su una politica monetaria eterodossa» ha osservato in proposito il ministro Padoan, che ieri ha ribadito per il 2016 il primo anno di calo del debito e confermato la stima di crescita del Pil reale allo 0,9%. Una conferma di fiducia rafforzata anche da Matteo Renzi: «Credo e confermo che il Pil andrà a crescere, non a rallentare».
Il Rapporto sul debito presentato ieri al Mef diventerà il nuovo strumento analitico sulla gestione dei titoli di Stato sul mercato primario e secondario e dall’anno prossimo verrà pubblicato in primavera. Si tratta del nuovo documento che lo stesso ministro Padoan aveva recentemente annunciato in Parlamento. Il Rapporto offre anche un capitolo dettagliato sulla gestione del portafoglio dei contratti derivati, strumenti utilizzati a copertura del rischio tassi e cambi. Alla fine del 2014 il portafoglio derivati ammontava in totale (considerando cioè sia i derivati sul debito che quelli sugli attivi) a 163 miliardi di euro, un valore nozionale in calo di 4,7 miliardi rispetto al 2013 e destinato a dimezzarsi entro i prossimi otto anni, visto che tra il 2022 e il 2023 si dovrebbe scendere, nell’ipotesi di esercizio delle swaption, sotto il livello degli 80 miliardi. Sulla gestione dei derivati Maria Cannata ha confermato la linea del ministero: massimo di trasparenza ma anche massimo rispetto della dovuta riservatezza, soprattutto sulle controparti, che questo delicato settore di mercato richiede. Nessun segreto di Stato, dunque, poiché sarebbe incompatibile con le stesse operazioni di acquisto e vendita, ma la riservatezza, come in tutti gli altri Paesi avanzati, va mantenuta per preservare il rapporto fondamentale con «gli specialisti». «Proteggersi dal rischio di rialzo dei tassi ha un costo» ha ripetuto Maria Cannata facendo riferimento agli ultimi anni terribili della crisi dei debiti sovrani: «L’Italia – ha aggiunto – ha un debito alto e per questo è molto più importante per noi curarci della protezione del rischio rispetto ad altri Paesi. E la cura della protezione dal rischio – ha concluso – è la prima delle nostre preoccupazioni».
Il costo medio del debito pubblico nel 2014 è stato del 3,70%, in lieve calo rispetto al 3,73% del 2013, mentre è sceso più sensibilmente il costo medio ponderato delle nuove emissioni (dal 2,08% all’1,35%). «La discesa dei tassi di mercato – hanno spiegato al Tesoro – ha più che compensato il graduale ribilanciamento delle emissioni verso scadenze più lunghe, che normalmente presentano tassi all’emissione più elevati». Nel rapporto si evidenzia anche che «il costo medio delle operazioni in derivati per la gestione della duration sullo stock del debito era pari al 4,54% a fine del 2014; data in cui lo stock del debito senza derivati con costo cedolare superiore al 4,54% era pari a 422 miliardi di euro».

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