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Debiti, via di fuga per le famiglie

di Marcello Pollio 

Esdebitazione per tutti. Per porre rimedio alla crisi e alle situazioni di eccessivo indebitamento delle famiglie italiane, il governo è intervenuto introducendo la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (si veda ItaliaOggi del 17 dicembre 2011). Dal 23 dicembre scorso, ai sensi del decreto legge n. 212 (pubblicato sulla G.U. del 22 dicembre 2011) anche chi non può fallire può definire in qualsiasi modo la propria situazione debitoria con i creditori. Per la prima volta in Italia viene introdotta la possibilità per i consumatori che hanno assunto eccessive obbligazioni e per i debitori che svolgono attività d'impresa ma non sono assoggettabili alle procedure concorsuali di potere proporre la ristrutturazione dei propri debiti e la soddisfazione dei creditori attraverso qualsiasi forma, anche mediate la cessione di crediti futuri (art. 3). Una sorta di accordo di ristrutturazione dei debiti come introdotto dal legislatore del 2005 con l'inserimento nella legge fallimentare dell'art. 182 bis. La composizione della crisi del debitore civile, però, dovrà prevedere l'adesione dei creditori che rappresentano almeno il 70% del totale dei crediti se trattasi di soggetto che sia un debitore civile non fallibile e del 50% dei crediti se trattasi di consumatore. La novità è rappresentata, inoltre, dalla previsione che gli accordi di composizione del sovraindebitamento saranno vigilati dagli organismi di composizione della crisi (art. 10).

La fase transitoria. Proprio per incontrare il carattere di straordinaria necessità e urgenza che ha portato il governo a emanare il dl 212, in attesa che gli enti pubblici provvedano a costituire gli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento, potranno operare immediatamente gli organismi di mediazione costituiti presso le cciaa, i segretariati sociali ex legge 328/2000 e gli ordini professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti ed esperti contabili nonché dei notai, che ne faranno semplice domanda. Inoltre, ai sensi delle disposizioni transitorie (art. 11) le funzioni degli organismi di composizione della crisi potranno essere svolte anche da un professionista che possa essere nominato curatore fallimentare o da un notaio, purché nominati dal presidente del tribunale.

In sostanza la crisi non permette ritardi e la legge sembra così incentivare immediatamente la concreta attuazione del nuovo istituto.

A chi è rivolto. Dunque, un debitore che sia sovraindebitato, ovvero si trovi in un perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile, nonché sia insolvente perché ha incapacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, oppure sia un consumatore sovraindebitato, cioè che non sia in grado di adempiere prevalentemente alle proprie obbligazioni contratte ai sensi del codice del consumo, per porre rimedio alla situazione, può concludere un accordo con i creditori secondo la nuova procedura.

Come opera la procedura. Il debitore deve quindi sottoporre al presidente del tribunale la domanda per la nomina di un professionista (in attesa che siano stati attivati gli organismi da parte delle cciaa e degli ordini professionali e istituti quelli degli enti pubblici) che operi quale garante della crisi e, pertanto, assuma tutte le iniziative funzionali alla predisposizione del piano di ristrutturazione, al raggiungimento dell'accordo e all'esecuzione dello stesso (art. 10, co. 6). Per fare ciò dovrà verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati, dovrà attestare la fattibilità del piano ai sensi dell'art. 4, comma 2 del dl 212 e dovrà trasmettere al giudice la propria relazione sui consensi espressi e sulla maggioranza raggiunta ai sensi dell'art. 7, comma 1 dello stesso decreto. Il giudice, ai sensi dell'art. 5, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli artt. 2 e 4, fissa con decreto l'udienza, disponendo la comunicazione ai creditori e adottando i provvedimenti che ritiene idonei tra i quali il blocco delle azioni esecutive o di sequestri per non oltre 120 giorni. Blocco che può essere concesso per una sola volta (art. 5, co. 5).

L'omologazione da parte del giudice e la revoca. L'accordo, quindi, se raggiunge le maggioranze previste dall'art. 6, ovvero 70 o 50% dei crediti, viene omologato e il debitore, sempre con l'ausilio dell'organismo di composizione della crisi, provvede all'attuazione del piano di ristrutturazione dei debiti. Il comma 6 dell'art. 6 prevede la possibilità che l'accordo possa essere revocato di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze, i pagamenti dovuti alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie, ma non esistono cause di risoluzione o revocazione automatiche dipendenti dagli altri creditori, essendo operativi i rimedi previsti dall'art. 9 (rubricato impugnazione e risoluzione dell'accordo).

I provvedimenti accessori di limitazione all'accesso al credito. Per facilitare e incentivare la nuova procedura di composizione del sovraindebitamento è prevista la possibilità, addirittura, che il debitore, nella proposta di accordo indichi eventuali limitazioni all'accesso al mercato del credito al consumo, all'utilizzo di strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari, ciò sembra anche in deroga, quindi, alle sempre più stringenti disposizioni dettate dalla normativa bancaria, quale, per esempio e anche la Centrale allarmi interbancaria e la legge sul protesto.

La liberazione dai debiti del sovraindebitato. Ovviamente, se adempiuto regolarmente l'accordo, il debitore civile o il consumatore potranno ripartire senza alcun peso del passato ed esdebitati del peso dei debiti a cui i creditori hanno rinunciato in sede di composizione negoziale della crisi.

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