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Debiti scaduti, paga il bonus 4.0

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi «Industria 4.0» può essere usato in compensazione nell’F24 per pagare debiti erariali scaduti anche per importi oltre 1.500 euro.

Lo ha sancito l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 451 del 1° luglio 2021, in seguito all’interpello presentato da un contribuente che chiedeva se era possibile compensare il credito d’imposta 4.0 di cui alla legge 160/2019 (Legge di bilancio 2020), art. 1, commi 184-197, con ruoli scaduti a proprio carico, per imposte Ires, Iva, Irap, oltre sanzioni e interessi, per complessivi 121.946,54 euro.

La risposta positiva dell’organo dell’Amministrazione finanziaria si fonda innanzitutto sulla circolare 19 febbraio 2015, n. 5/E, secondo cui il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (art. 18, d.l. 91/2014, convertito dalla legge 116/2014) va riportato nel quadro RU al pari dell’incentivo stesso. La circolare del 2015 ha inoltre chiarito che per le caratteristiche del credito d’imposta 4.0, non si applica la preclusione di cui all’art. 31 del decreto legge n. 78/2010, che prevede un divieto di compensazione – ai sensi dell’art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241/1997 – dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro.

Per espressa previsione normativa, il divieto di compensazione si riferisce esclusivamente ai crediti «relativi ad imposte erariali» qualora si sia in presenza di debiti «iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori», di ammontare superiore a 1.500 euro, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.

A chiarire la deroga a tale veto è intervenuta specificamente la circolare n. 13/E del 11 marzo 2011, secondo cui sono esclusi dal divieto di compensazione i contributi e le agevolazioni erogati a qualsiasi titolo sotto forma di credito d’imposta. Infatti, come emerge dalla relazione illustrativa al decreto legge n. 78/2010, la norma è tesa ad azzerare lo scarto tra le posizioni debitorie scadute e le posizioni creditorie effettive del contribuente, derivanti dall’anticipazione di imposte da parte dello stesso.

Sulla base delle predette argomentazioni, il divieto di compensazione prescritto dall’art. 31 del dl n. 78/2010 è stato ritenuto non applicabile con riferimento anche ai seguenti crediti agevolativi:

  • credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo;
  • credito d’imposta «School Bonus», art. 1, commi da 145 a 150, della legge del 13 luglio 2015, n. 107 (circolare 18 maggio 2016, n. 20/E);
  • credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, art. 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (circolare 3 agosto 2016, n.34/E);
  • credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (Art Bonus), di art. 1 del d.l. 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni nella legge 29 luglio 2014, n. 106 (circolare 31 luglio2014, n. 24/E).

Anche con riferimento al credito d’imposta «Industria 4.0» non opera pertanto il divieto di compensazione di cui al decreto legge n. 78/2010.

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