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Debiti saldati, reato congelato

Il pagamento del debito tributario salverà il contribuente dal penale in relazione ai reati non caratterizzati da comportamenti fraudolenti. Nella bozza del decreto recante la revisione del sistema sanzionatorio, il cui iter di approvazione è ormai nella fase finale, accanto a disposizioni che introducono nuovi reati (per esempio, il reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta) inaspriscono le pene detentive per alcuni reati (per esempio, per il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili) o allargano fattispecie di reati già esistenti (per esempio, per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) convivono norme di tenore più favorevole al contribuente. Tra queste, in particolare, vi è l’art. 11 che dispone la sostituzione dell’attuale art. 13 del dlgs 74/2000 con la nuova disposizione titolata «Causa di non punibilità. Pagamento del debito tributario». Il nuovo art. 13 che entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione del decreto in G.U. prevede che il pagamento del debito tributario, entro dati termini, comporta la non punibilità dei reati di omesso versamento di ritenute (art. 10-bis) e di Iva (art. 10-ter), di indebita compensazione con crediti non spettanti (Art. 10-quater, c. 1), nonché di infedele e omessa dichiarazione (artt. 4 e 5). Tuttavia a seconda della natura dei citati reati l’effetto esimente del pagamento è stato collegato a tempistiche di versamento del dovuto differenti. La non punibilità dei reati connessi a omessi versamenti (anche attraverso indebite compensazioni) consegue esclusivamente alla soddisfazione dell’interesse dell’erario a incassare il denaro dovuto dal contribuente (il versamento può avvenire anche dopo l’avvio di procedure amministrative e penali, purché entro termini precisi) mentre per aversi la non punibilità dei riferiti reati dichiarativi è richiesto sia il pagamento del dovuto sia la spontaneità del pentimento.

La non punibilità dei reati connessi ai versamenti

L’art. 13, c. 1 nella versione che entrerà in vigore a seguito dell’approvazione del decreto, prevedere che i reati di omesso versamento di ritenute, di omesso versamento di Iva e di indebita compensazione mediante crediti non spettanti non saranno puniti qualora il contribuente paghi i relativi debiti, ivi comprese sanzioni e interessi, entro l’apertura del dibattimento penale. La giustificazione di tale scelta risiede nella volontà di concedere al contribuente la possibilità di eliminare la rilevanza penale del proprio comportamento attraverso la soddisfazione dell’interesse erariale prima del processo penale. In tali fattispecie infatti il soggetto, seppure inadempiente nel versamento delle imposte, ha originariamente dichiarato correttamente il suo debito e pertanto il successivo versamento del dovuto, pur non spontaneo (in quanto successivo all’attivazione dei procedimenti penale e amministrativo) giustifica l’esclusione della rilevanza penale della condotta.

La non punibilità dei reati di infedele e omessa dichiarazione

Il secondo comma dell’art. 13 prevederà invece la non punibilità dei reati di infedele e omessa dichiarazione qualora il contribuente versi all’erario il dovuto per effetto del ravvedimento o presenti la dichiarazione omessa entro i termini per la presentazione della dichiarazione dell’anno successivo, ma prima che venga a conoscenza di essere oggetto di accessi, ispezioni e verifiche o di procedimenti penali. Per tali reati, quindi, la non punibilità sarà legata non solo alla soddisfazione delle esigenze dell’erario ma anche alla spontaneità del comportamento del contribuente a voler sanare la propria posizione. Spontaneità testimoniata dal fatto che l’eventuale pagamento o presentazione della dichiarazione omessa sarà posta in essere prima che il reo sappia di essere nel mirino dell’autorità fiscale e/o penale. In tal caso la rinuncia della pena da parte dello stato sarà giustificata dal «pentimento» sincero del contribuente.

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