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Debiti, piano congruo

Sovraindebitamento, non ammissibile il piano che prevede il pagamento dei debiti in 15 anni. Il tribunale di Monza, con il decreto depositato il 2/4/14, tra l’altro, ha ritenuto non congrua la durata del piano con il quale il debitore propone ai suoi creditori il pagamento del debito in quindici anni confermando il provvedimento con il quale il giudice del procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento aveva negato la sospensione del procedimento. Il giudice designato dal presidente del tribunale adito non riteneva la richiesta inizialmente avanzata dal ricorrente un «piano del consumatore» non contenendo i requisiti d’interleggibilità per i creditori ai quali il medesimo è diretto, provvedeva alla nomina del professionista in sostituzione dell’Organismo di composizione della crisi (Occ).

Il professionista designato dava atto dell’impossibilità di procedere al tentativo di composizione della crisi per il mancato consenso di una banca. Il debitore chiedeva la sospensione del procedimento per poter presentare un «piano del consumatore» affermando di possedere tutti i requisiti soggettivi. In particolare precisa: a) di non esercitare attività d’impresa o di lavoro autonomo; b) che il debito Iva risaliva alla precedente attività professionale cessata da tempo; c) di percepire una pensione che garantiva il pagamento rateale

Il giudice del sovraindebitamento rigettava la richiesta di sospensione con una motivazione articolata basata sui seguenti presupposti: 1) che non è provata la esclusiva natura di lavoratore subordinato; 2) che il piano del consumatore deve essere attestato come fattibile e condiviso dal giudice; 3) che in considerazione dei flussi necessari al pagamento dei debiti il piano dovrebbe durare almeno venticinque anni (con un’età del debitore di novantuno anni); 4) che il debitore non intende alienare l’unico bene di valore (la casa di abitazione) mantenendone la proprietà e la disponibilità.

Il debitore impugnava ex art. 26 l.f. il decreto di rigetto argomentando, tra l’altro, che la durata del piano è di 15 anni e non di 25 come affermato nel provvedimento stesso.

In primo luogo il tribunale afferma che la locuzione «esclusivamente» contenuta di cui all’articolo 6, comma 2, lett. b), debba essere rigorosamente interpretata nel senso di escludere l’accesso alla procedura a tutti quei soggetti che hanno assunto obbligazioni composite. Per il tribunale la persona fisica che ha contratto obbligazioni composite può accedere soltanto alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento regolata dall’art. 10 o di liquidazione ex art. 14-ter della legge 3/2012. La scelta restrittiva trova giustificazione nel particolare meccanismo di omologazione del piano proposto dal consumatore, che a mente dell’articolo 12-ter della predetta legge 3/2012 differentemente dalle altre procedure di composizione della crisi previste dalla legge fallimentare e non, prescinde dall’approvazione dei creditori tramite votazione o raccolta di consensi e, quindi, una compressione così forte dei diritti dei creditori, legittima ed impone un penetrante giudizio di meritevolezza del debitore.

Il tribunale decidendo conclusivamente sulla fattibilità del piano e sulla meritevolezza, ritenuto che la composita posizione della posizione debitoria esclude al debitore la possibilità di poter accedere alla procedura di cui all’articolo 12-ter della legge 3/2012 (per mancanza del requisito soggettivo) e che, comunque, il piano ipotizzato per la durata di 15 anni eccede notevolmente la durata del fallimento (stimata in sette anni) ritiene non congrua la durata prevista in 15 anni rispetto al fallimento stimato in sette anni e rigetta il reclamo.

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