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Debiti Pa, scontro sull’infrazione Ue

L’Ue non fa retromarcia e mette ufficialmente nel mirino l’Italia per i ritardi nei pagamenti. Il nostro Paese resta il peggior pagatore d’Europa con i 6 mesi di media per onorare i suoi debiti e così ieri dopo i tanti annunci dei mesi scorsi è scattata la procedura d’infrazione contro il nostro Paese, colpevole di non aver applicato la nuova direttiva dei pagamenti che dal 1 gennaio dello scorso anno non fa più sconti: la Pa deve saldare le sue fatture ai fornitori entro 30 giorni o al massimo in 60 per casi specifici (è il caso delle fatture delle Asl). Pena il pagamento di una mora dell’8% più il tasso della Bce quando si sforano i tempi previsti.
Quella del ritardo dei pagamenti alle imprese da parte della Pa è in realtà la cronaca di un’infrazione annunciata, arrivata su iniziativa del commissario Ue all’industria Antonio Tajani che ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia negli ultimi 2 anni e arriva praticamente come ultimo atto simbolico del suo mandato a Bruxelles visto che dal primo luglio lascierà l’incarico per diventare eurodeputato tra le fila di Forza Italia nel Parito popolare europeo. Una coincidenza, questa, che non è passata inosservata e ha scatenato reazioni furenti, anche all’interno del Governo dove l’avvio della procedura d’infrazione con una lettera di messa in mora è stata ritenuta «francamente incomprensibile» dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che si è detto «sorpreso» in quanto «se c’è una cosa che è stata fatta» dal Governo «è una decisa spinta proprio ai pagamenti delle Pa». Anche il sottosegretario Sandro Gozi ha parlato senza mezzi termini di una «grave strumentalizzazione dell’Europa e un atto di irresponsabilità contro l’Italia» da parte del «neo europarlamentare di Forza Italia Tajani». E con Renato Brunetta, presidente dei deputati di Fi, che dalle fila delle opposizioni ha preso le difese di Tajani, segnalando come i dati Ue sui ritardi dei pagamenti in base ai quali Bruxelles ha aperto la procedura erano già contenuti nella relazione di Bankitalia.
Polemiche a parte l’apertura della procedura d’infrazione – che non riguarda i debiti pregressi, altro capitolo spinoso su cui più di un Governo si è scontrato (vedi articolo in basso) – parte da un dato di fatto incontrovertibile: sono ancora circa 6 i mesi che ci mette in media la Pa italiana a pagare le sue fatture. Centottanta giorni che salgono fino a 210 giorni per i lavori pubblici. Ma che in certi casi, a esempio nella martoriata Sanità, superano i mille giorni, come nelle Asl del Sud. Un abisso di attesa, rispetto alla media Ue (58 giorni) e ai Paesi più vicini, come Francia (59) o Germania (35). E più lungo anche rispetto a Spagna e Grecia dove i fornitori aspettano tra i 154 e i 155 giorni per vedersi pagare le loro fatture dalla pubblica aministrazione.
La Commissione Ue, in base alle segnalazioni ricevute ha riscontrato nella pratica un’applicazione non corretta della direttiva sui tempi, più pratiche scorrette su tassi di mora e rapporti d’avanzamento dei lavori pubblici finalizzati a ritardare i pagamenti. Ora l’Italia ha due mesi per rispondere a Bruxelles e se non lo farà in modo soddisfacente l’iter dell’infrazione, partita ieri con l’invio della lettera di messa in mora, andrà avanti fino all’extrema ratio delle sanzioni economiche decise dalla Corte Ue. Per ora è certo che le misure previste dal decreto Irpef convertito ieri – a cominciare dalle sanzioni per gli enti che ritardano nelle certificazioni dei debiti – non bastano: «Sono già state valutate e sono insufficienti a rispondere alle contestazioni», ha spiegato ieri Tajani, secondo cui le azioni previste sono «positive», ma «non risolvono il problema dei pagamenti in ritardo». Respinte al mittente dal commissario Ue in scadenza anche le accuse di partigianeria («non è una questione con il gverno ma di aziende che falliscono perché non vengono pagate») assicurando di avere mantenuto «la stessa posizione con i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi». Parole bocciate dal sottosegretario di Palazzo Chigi Graziano Delrio che accusa Tajani di non aver preso in considerazione le misure approvate dal Governo e di aver agito «per motivi politici, per dare l’immagine di un Paese che non ha messo a posto le cose». I debiti della Pa, secondo Delrio, «vengono pagati mano mano che vengono certificati», come prevede il decreto Irpef: «Siamo pronti a pagarli da subito: non abbiamo problemi».
Per Paolo Buzzetti, presidente dell’associazione dei costruttori, tra i più colpiti dai ritardi, c’è invece una sola via d’uscita: «È necessario allentare il Patto di stabilità interno per gli investimenti: altrimenti nessuna soluzione a questa piaga sarà efficace e duratura».

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