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Debiti Pa, scontro governo-Tajani

Il ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione alle imprese mette l’Italia nel mirino della Ue che apre una procedura di infrazione. E causa uno scontro durissimo tra il commissario Ue uscente all’Industria, Antonio Tajani e il governo. La querelle nasce nel momento dell’uscita di scena del responsabile italiano comunitario dopo quasi due anni di avvertimenti al nostro Paese.

È una “cronaca di una infrazione annunciata” che ieri è piovuta su Palazzo Chigi come ultimo atto simbolico della gestione Tajani che dal primo luglio lascerà l’incarico per diventare eurodeputato tra le fila di Forza Italia nel gruppo Ppe. Per questo, l’avvio della procedura d’infrazione con una lettera di messa in mora di Tajani è stata ritenuta «francamente incomprensibile» dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, che si è detto «sorpreso visto che se c’è una cosa che è stata fatta dal governo è una decisa spinta proprio ai pagamenti della Pa».
In serata arrivano le bacchettate di Delrio, anch’egli «sorpreso dall’apertura della procedura» e che non ha dubbi sulle «motivazioni politiche da cui — dice — si è mosso Tajani». Anche perché i debiti della Pa «vengono pagati man mano che vengono certificati », come prevede il decreto approvato dal governo Renzi. «Siamo pronti — assicura Delrio — a pagarli da subito: non abbiamo problemi nell’onorarli».
Ora l’Italia ha due mesi per rispondere a Bruxelles e se non lo farà in modo soddisfacente l’iter dell’infrazione andrà avanti. E le stesse misure del decreto legge per la riforma della Pa non bastano: «Sono già state valutate e sono insufficienti a rispondere alle contestazioni», ha affermato Tajani, secondo cui queste le azioni previste sono «positive ma non risolvono il problema dei pagamenti in ritardo».
Respinte al mittente anche le accuse di partigianeria: «Non è una questione di governo ma di gente che perde il lavoro a causa del fallimento delle aziende che non vengono pagate». In realtà, guardando ai dati della Banca d’Italia, nel 2013 sono serviti ancora 180 giorni pagare far pagare alla Pa le proprie fatture, che salgono sino a 210 giorni per i lavori pubblici. La direttiva Ue — entrata in vigore in Italia, su iniziativa del governo Monti, il primo gennaio 2013 — prevede 30 giorni o al massimo 60 per alcuni settori come la sanità, e una mora dell’8% più il tasso della Bce quando il pagamento va oltre i tempi previsti. La Commissione Ue, in base alle segnalazioni ricevute, ha riscontrato nella pratica un’applicazione non corretta della direttiva sui tempi, più pratiche scorrette su tassi di mora e rapporti d’avanzamento dei lavori pubblici finalizzati a ritardare i pagamenti.
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