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Debiti Pa, le garanzie per cartolarizzare i crediti delle imprese

Più tempo per le imprese per riuscire ad ottenere la certificazione dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione e potere usufruire della garanzia statale. Il limite temporale per certificare i crediti è stato infatti prorogato dal 23 agosto al 31 ottobre, oltre i 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 89/2014 (legge di conversione del Dl n.66/2014). Il 21 luglio con la firma di un protocollo al Mef, i soggetti rappresentativi delle parti interessate dal citato provvedimento normativo si sono impegnati, tra l’altro, a sensibilizzare e promuovere celermente l’attuazione delle misure previste in materia di pagamento del debito. I crediti commerciali illiquidi che le aziende vantano nei confronti della Pa ammontano a 70 miliardi di euro di cui circa 30 miliardi sono già certificati e ritenuti “certi, liquidi ed esigibili”.
Dalle linee che stanno emergendo dal provvedimento, le banche potrebbero essere indotte a smobilizzare – attraverso la cessione pro-soluto prevista dall’art.37 del Dl – quei crediti dei privati verso le Pubbliche Amministrazioni più solide sotto il profilo finanziario. Questo perché le garanzie per la copertura delle operazioni di smobilizzo si limitano al fondo istituito presso il Mef che conta risorse per soli 150 milioni di euro. Una dotazione limitata se riferita all’ammontare di crediti che le imprese vantano nei confronti della Pa. Tuttavia, presso il Mef è stato istituito un fondo aggiuntivo con una dotazione di un miliardo di euro per il 2014 destinata ad integrare i 150 milioni di euro a copertura delle garanzie rilasciate dallo Stato, fondi aggiuntivi di cui non è chiaro al momento se ci sia la copertura finanziaria.
Un tema centrale è rappresentato dalla valorizzazione dei crediti per coprire i rischi sottostanti nonostante il provvedimento introduca sia la garanzia dello Stato di “ultima istanza”, sia un fondo per quanto dotato di risorse limitate. Il provvedimento fissa per legge lo sconto massimo applicabile al portafoglio: l’1,90% nel caso in cui l’ammontare complessivo dei crediti sia inferiore a 50mila euro, 1,60% in caso di ammontare superiore, portando così il prezzo di cessione del portafoglio nell’intorno del 98%, un livello probabilmente non sufficiente a remunerare adeguatamente i rischi di credito, anche se gli asset potranno essere utilizzati dalle banche come collaterali per rifinanziarsi presso la Bce.
C’è poi il ruolo della Cdp (Cassa depositi e prestiti) che potrà acquisire dagli istituti i crediti assistiti dalla garanzia dello Stato, un intervento che potrà essere effettuato nei limiti di una dotazione finanziaria stabilita dalla stessa Cdp. Lo schema di convenzione è attualmente in fase di definizione presso l’Abi. Secondo le ultime indicazioni, l’intervento della Cdp per riacquistare i crediti dalle banche sarebbe del tutto facoltativo e caratterizzato da una serie di limitazioni, una circostanza che se confermata renderebbe lasca la posizione della Cdp nelle valutazioni dei rischi da parte delle banche.

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