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Debiti Pa, ipotesi decreto da 6-7 miliardi

L’operazione debiti Pa entra nel vivo. Oggi il Parlamento darà il via libera alla risoluzione sulla nota del governo che allenta i “cordoni della borsa”; entro domani il Consiglio dei ministri dovrebbe varare il decreto che allenta il patto di stabilità e sblocca i pagamenti. Con un’operazione in due tranche da 6-7 miliardi: 3-4 subito e il resto entro giugno. Per poi arrivare, nella seconda metà del 2013 e con vari strumenti, ai 20 promessi dall’esecutivo. Ma è solo una prima stima visto che i nodi da sciogliere non mancano.
Le prossime ore saranno decisive per la manutenzione del Dl che i tecnici dell’Economia hanno messo a punto subito prima di Pasqua. E che dovrebbe ricalcare lo schema anticipato la settimana scorsa su questo giornale. A uno sblocco immediato di una quota delle risorse, che gli enti locali hanno già in cassa ma che non possono spendere per i vincoli imposti dal patto di stabilità, seguirà dunque l’autorizzazione a Comuni, Province e Regioni a liberare il resto della liquidità incagliata oppure ad attingere ai prestiti agevolati a lunga scadenza.
La fase uno dovrebbe valere circa 3-4 miliardi. Tanto “peserebbe” infatti lo sblocco ipotizzato dal Tesoro del 3% dei residui passivi accumulati da Regioni ed enti locali al 31 dicembre 2010. A meno che questo parametro non venga rivisto o sostituito con un altro capace di liberare la stessa mole di risorse. Il resto arriverebbe entro giugno grazie a un meccanismo basato sulle autocertificazioni degli enti dei propri debiti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012 e le successive autorizzazioni del Mef a pagare secondo un ordine prestabilito e consultabile via web (si veda Il Sole 24 Ore del 31 marzo).
Il governo dovrà poi decidere se dare una risposta alle altre esigenze poste dagli enti locali. A cominciare dalla riscrittura in maniera più intelligente delle regole del Patto anche per il futuro (e cioè introducendo il pareggio bilancio per la spesa corrente più un tetto all’indebitamento in conto capitale al posto dell’odierno avanzo di amministrazione) così da evitare che il monte-debiti si riformi tale e quale a stretto giro. Oppure al prolungamento della durata del Durc. Lasciandolo a 30 giorni alcune imprese che hanno nel frattempo accumulato debiti contributivi con Inps o Inail a causa dei ritardi nei pagamenti della Pa sarebbero impossibilitate a beneficiare dello sblocco perché le risorse finirebbero nelle casse degli enti previdenziali.
Oggi intanto si chiuderà il primo tempo della partita parlamentare sui debiti Pa. Entro questa sera le aule di Camera e Senato daranno, a meno di sorprese dell’ultima ora, il loro ok alle risoluzioni relative alla nota di aggiornamento del Def anche sulla base delle indicazioni dei relatori delle commissioni speciali (Marco Causi e Filippo Bubbico, entrambi del Pd, rispettivamente a Montecitorio e Palazzo Madama). Indicazioni che potrebbero essere ascoltate dall’esecutivo. Causi, ad esempio, suggerisce di «verificare la fattibilità di schemi di compensazione con i debiti tributari delle imprese» e di «privilegiare fra i beneficiari del programma straordinario le amministrazioni i cui debiti commerciali non derivino da procedure poco trasparenti di bilancio». Anche Bubbico punta su un meccanismo di compensazioni tra enti con residui attivi e altre amministrazioni territoriali con residui passivi. I grillini, da parte loro, continuano a mostrarsi perplessi sulle misure del governo e sono pronti a presentare alla Camera e al Senato autonome proposte di relazione. Ieri la capogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, ha “retwittato” il parere di Gaetano Troina, ordinario di Economia a Roma tre: il provvedimento che dà il via libera allo sblocco dei pagamenti «non è privo di aspetti controversi».

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