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Debiti Pa, garanzie per 1,9 miliardi

Verso lo sblocco il piano dei pagamenti della Pubblica amministrazione varato con il Dl Irpef. Il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini ha annunciato ieri a un convegno organizzato dall’associazione ProDemos che il decreto attuativo per il meccanismo di cessione crediti è stato firmato dal ministro Padoan ed è alla Corte dei conti. Il testo di 11 articoli, che Il Sole-24 Ore è in grado di anticipare, definisce il funzionamento della garanzia dello Stato sulla cessione pro soluto dei crediti delle imprese alle banche, con possibile ulteriore cessione alla Cassa depositi e prestiti. Viene istituito un Fondo di garanzia specifico, con dote di 150 milioni, che sarà gestito dalla Consap. Per ogni operazione di cessione garantita verrà accantonato a titolo di coefficiente di rischio almeno l’8% dell’importo del credito ceduto: questo porterà a un importo complessivo garantibile pari a 1 miliardo e 875 milioni (a fronte di 750 milioni potenzialmente garantibili al 30 giugno 2014). Per accedere alla garanzia del Fondo sono previste procedure semplificate come la piattaforma elettronica per la certificazione e il ricorso alla posta elettronica certificata. Inoltre, viene fissato il tasso di sconto massimo che potranno praticare le banche: «1,9% annuo, comprensivo di ogni onere, che si riduce all’1,6% per l’importo eccedente i 50mila euro di ammontare complessivo dell’operazione di cessione».
L’attenzione è alta sia sui tempi di attuazione sia sul delicatissimo tema delle spese in conto capitale. Per Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pa – anche lui intervenuto al convegno – per sbloccare il dossier investimenti si può lavorare sulle regole relative ai fondi strutturali, ad esempio svincolando dal tetto del 3% i cofinanziamenti nazionali; il sottosegretario spinge per un’attuazione rapida superando i veti della “tecnoburocrazia”. Franco Bassanini, presidente Cdp, anticipa le linee di una ulteriore possibile soluzione: le banche, utilizzando la provvista Ltro, potrebbero anticipare al 2014 il pagamento di crediti che altrimenti slitterebbero al 2015. Il tutto, anche in questo caso, con l’indispensabile garanzia dello Stato.
Legnini ha aggiunto che sono in registrazione anche altri 5 provvedimenti attuativi. Secondo il sottosegretario, i numeri di riferimento restano i 56,8 miliardi di stanziamenti complessivi varati con i vari provvedimenti negli ultimi anni e i 60,5 miliardi totali di debiti da smaltire. E, aggiunge in serata Renzi, «Mps l’altro ieri ha restituito 3,5 miliardi che abbiamo messo nei pagamenti della Pa». «L’obiettivo del 21 settembre è ancora possibile, ma non tutto dipende dal governo» dice il sottosegretario riferendosi anche ai tempi e alle procedure che coinvolgono direttamente gli enti debitori. Tuttavia restano in circolazione anche stime diverse, come quelle su cui convergono sia Federico Merola di ProDemos sia Paolo Buzzetti dell’Ance: 70-75 miliardi. I costruttori, in particolare, stimano che all’edilizia finora siano stati pagati 7,5 miliardi mentre altri 11 miliardi sono ancora in attesa di essere saldati. A conti fatti comunque, sintetizza Buzzetti, il Dl Irpef non ha ancora risolto i problemi degli investimenti, le spese in conto capitale, tenute fuori dal piano pagamenti per l’impatto sul deficit, e bisogna ancora capire se i costruttori potranno almeno rientrare nel piano banche-Cdp per la cessione dei crediti.
Su quest’ultimo meccanismo a fornire dettagli è Bassanini. «Non abbiamo ancora deciso il plafond che metteremo a disposizione, ma non sarà un problema, perché potrà comunque essere incrementato». Il problema semmai, sottolinea Bassanini, è nell'”execution” dell’intera operazione che potrebbe anche scavallare la fatidica data del 21 settembre considerati i tempi necessari per la registrazione della Corte dei conti. «Si è perso un mese per il provvedimento attuativo, dicendo che bisognava aspettare la legge di conversione del decreto Irpef mentre la norma dice espressamente che i 30 giorni decorrevano dalla pubblicazione del Dl». E inoltre, rileva il presidente Cdp, «si è spostato in avanti anche il termine entro il quale le imprese devono presentare le istanze di certificazione dei crediti, e il rischio è che tutto si sposti in avanti. Sarebbe utile che gli enti rispondessero progressivamente alle istanze, senza aspettare che vengano prima raccolte tutte le domande».

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