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Debiti Pa, censiti solo 3 miliardi

A passo lento il censimento di tutto lo stock accumulato, accelerazione in vista invece per i pagamenti. A ridosso della chiusura dell’anno, l’operazione di sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione è a un punto di svolta.
Sulla ricognizione generale ci sono ancora criticità, legate in buona misura alle amministrazioni locali che stanno rispondendo a singhiozzo agli input previsti dal decreto 35 dello scorso aprile e ribaditi dal Tesoro. Rispondendo a un’interrogazione parlamentare appena pochi giorni fa, il sottosegretario al ministero dell’Economia Alberto Giorgetti ricordava che «le amministrazioni sono state sollecitate ad attenersi strettamente alle previsioni della norma». Motivo? Tutte le Pa debitrici avrebbero dovuto comunicare dal 1° giugno 2013 al 15 settembre 2013 l’elenco completo dei debiti (non ancora estinti) maturati al 31 dicembre 2012. Finora però lo hanno fatto solo 13.500 amministrazioni su 22mila per un totale di appena 3,1 miliardi di euro, importo ancora molto basso se si pensa che a marzo le stime di Banca d’Italia, relative a fine 2011, parlavano ancora di cifre vicine a 90 miliardi.
Non è solo un problema di trasparenza o statistica. Il decreto 35, infatti, prevede che la comunicazione delle Pa debitrici, da effettuare attraverso la piattaforma elettronica della Ragioneria dello Stato, equivalga di per sé a una certificazione, indispensabile se un’impresa creditrice in alternativa al pagamento diretto vuole farsi scontare il credito in banca o intende puntare sulla compensazione con i debiti fiscali. Un cantiere ancora aperto, insomma, a più di due mesi dalla scadenza che era stata prevista per avere finalmente un quadro chiaro del fenomeno. «C’è qualcosa che non va – ha sottolineato ieri il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci al convegno “Credito al Credito” organizzato dall’Abi – bisogna agire per quantificare con precisione il debito scaduto».
Al tempo stesso però, ricognizione a parte, sta salendo rapidamente la fiducia sulla macchina organizzativa messa in campo per i pagamenti “diretti”. «Abbiamo traccia di pagamenti effettuati per circa 14 miliardi di euro, è un segnale sicuramente positivo» aggiunge Panucci. Il dato si riferisce all’ultimo monitoraggio pubblicato dal ministero dell’Economia, lo scorso 28 ottobre. Proprio in questi giorni arriverà un ulteriore aggiornamento che, provando a fare una proiezione sul ritmo dei precedenti report diffusi a partire dall’estate, potrebbe aggirarsi intorno ai 17-18 miliardi. Non si può escludere che alla fine i dati ufficiali saranno anche più generosi, ma l’obiettivo di rispettare il target di smaltimento previsto per il 2013 è oggettivamente molto lontano.
Lo stanziamento complessivo per il biennio 2013-2014 assegnato dal Dl 35 è di 40 miliardi, 20 per anno. A questi si sono aggiunti, per il 2013, i 7,2 miliardi stanziati dal decreto Imu-Cig. In sostanza, entro il 31 dicembre di quest’anno ai creditori dovrebbero andare 27,2 miliardi. Come detto, al 28 ottobre si era a 18 miliardi di risorse finanziarie rese disponibili agli enti debitori e a 14 miliardi di debiti pagati ai creditori finali. Insomma, c’è molto da fare, anche se le imprese stanno iniziando a sentire i benefici dell’operazione e si respira un crescente ottimismo sulle prossime tappe.
Vale la pena ricordare che sul nostro lento recupero dei target del debito pubblico, oggetto del richiamo Ue di metà novembre, pesa anche l’operazione sblocca-pagamenti che pure, va detto, era stata concordata con la stessa Commissione europea. Ma nel governo allo stato non c’è allarme, nella convinzione di aver già tranquillizzato Bruxelles con il preannuncio di nuove misure a partire da spending review e privatizzazioni. Insomma, la clausola di salvaguardia del Dl 35, che prevedeva anche la rimodulazione delle spese autorizzate in caso di scostamento dagli obiettivi del Def, sembra al momento destinata a restare su carta.
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