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Debiti Pa, 16mila istanze senza risposta

Trenta giorni di attesa passati invano. Sono migliaia le imprese che non hanno ricevuto dalle Pubbliche amministrazioni debitrici una risposta entro i termini in merito alla richiesta di certificazione del loro credito commerciale. La tabella aggiornata resa disponibile dal ministero dell’Economia è una mappa eterogenea, a seconda dei casi, di ritardi tecnici o di mero lassismo. Asl, Regioni, Province, Comuni, ministeri, università, scuole, ma anche organismi come Banca d’Italia, Inps, Inpdap, Istat, Agenzia del Territorio, alcune sedi dell’Agenzia delle Entrate, un paio di reparti della Guardia di Finanza.
Alla data del 18 novembre risultano 15.795 istanze pendenti per un controvalore di circa 1,4 miliardi di euro. E le Pa inadempienti risultano essere 4.616. Il ministero dell’Economia sottolinea comunque che il file è aggiornato in base ai dati disponibili nella piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti e che alcune amministrazioni potrebbero aver pagato il debito senza averne dato tempestivamente conto nel sistema. Tuttavia, al netto di questa indispensabile precisazione e di qualche possibile correzione in corsa, il fenomeno appare evidente in tutti i sui contorni. A giacere senza risposta è quasi un quinto delle 87.651 istanze presentate da un totale di 20.470 imprese registrate sulla piattaforma. Il primato spetta all’Asl Salerno con 211 istanze inevase, per un controvalore di 34,5 milioni di euro. A seguire l’Azienda sanitaria di Cosenza (191), il polo Città della Salute di Torino (186), l’Asl Foggia (185) e Roma Capitale (171). La classifica degli importi, invece, vede al primo posto la Regione Calabria con 115,6 milioni (divisi in 88 istanze). Nel confronto delle Regioni seconda piazza per la Campania, con 59 domande senza risposte per 33,3 milioni. La Provincia meno virtuosa è quella di Salerno, con 43 pratiche giacenti che valgono poco meno di 1,6 milioni. Tra i Comuni spiccano Giarre (63 pratiche per 7,1 milioni) e Napoli (62 per 23,7 milioni). Quanto ai ministeri, la Giustizia compare in testa per il ritardo delle procure di Catanzaro e Palermo (88 e 86 mancate risposte), poi figurano ministero delle Politiche agricole e ministero delle Infrastrutture. Catania prima tra le Università ritardatarie, a quota 28.
Sono solo alcuni esempi. Perché c’è un profluvio di amministazioni che non ha rispettato il termine di 30 giorni entro il quale avrebbe dovuto fornire una risposta al creditore. Un’operazione di non trascurabile importanza visto che avere tra le mani la certificazione è il prerequisito per recarsi in una banca e chiedere di cedere il proprio credito usufruendo delle condizioni previste dal governo Renzi con il decreto 66, ovvero tasso di sconto molto basso (massimo l’1,9% per crediti fino a un controvalore di 50mila euro e l’1,6% per somme superiori) e garanzia dello Stato. Lo stesso decreto 66 nel definire il termine di 30 giorni precisava che in alternativa all’accettazione della richiesta, la Pa può opporre un «diniego, anche parziale» ma «puntualmente motivato». Che cosa succede invece in caso di silenzio assoluto da parte dell’ente debitore? Il vademecum predisposto dal ministero dell’Economia chiarisce che, in questo caso, il creditore dovrebbe ricevere un messaggio di posta elettronica relativo all’inerzia dell’amministrazione, a fronte del quale può presentare istanza a un commissario ad acta, direttamente dalla piattaforma elettronica del Tesoro (http://certificazionecrediti.mef.gov.it).
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