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Debiti p.a., cessione fatture al via

In dirittura d’arrivo il decreto attuativo che rende operativo lo strumento della garanzia dello stato per la cessione delle fatture alle banche. E che sancisce l’entrata in gioco ufficiale della Cassa depositi e prestiti quale compratore di ultima istanza per favorire la cessione immediata di crediti agli intermediari finanziari.

A dare la notizia il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giovanni Legnini, nel corso del convegno dedicato al pagamento dei debiti della p.a. organizzato dall’associazione di cultura politica Prodemos.

L’esponente del governo ha annunciato la recente firma da parte del titolare dell’economia del provvedimento (ora alla Corte dei conti) che punta ad accelerare il pagamento dei debiti arretrati, a prevenire la formazione di un nuovo stock di debito, offrendo nello stesso tempo la garanzia dello stato e la disponibilità della Cassa depositi e prestiti.

Quanto alla tempistica sulla liquidazione di tutti i pagamenti arretrati per spese correnti della p.a., fissata dal governo Renzi al 21 settembre, Legnini ha precisato come l’intenzione dell’esecutivo sia quella di «liquidare il più possibile» entro quella data. «Stiamo procedendo in modo spedito», ha spiegato, «e questo è dimostrato dal fatto che la strumentazione attuativa è pronta».

Il punto, secondo il sottosegretario, è che non basta che il governo metta disposizione le risorse, fino ad ora 56,8 miliardi sui 60,5 stimati dei debiti inclusivi dei rimborsi fiscali, né che emani tutti i decreti attuativi. Perché la speranza ora è che «tutti gli altri soggetti debitori siano altrettanto tempestivi». Ma come si è arrivati fino a qui? L’associazione Prodemos una sua idea se l’è fatta e vede nel patto di stabilità e nelle sue rigidità una delle ragioni di questo processo di indebitamento.

La sua applicazione italiana è stata «fortemente asimmetrica perché ha scaricato il peso degli aggiustamenti soprattutto sugli enti locali virtuosi. E indirettamente sul settore privato tramite una sempre maggiore pressione fiscale».

Uno degli aspetti più controversi, come ha recentemente segnalato anche la Corte dei conti, è stato quello relativo ai pagamenti in conto capitale, per cui in sostanza il paradosso è stato quello di una penalizzazione dei pagamenti relativi a spese per investimenti rispetto a quelli di spesa corrente.

Dunque rispetto a questo panorama complesso cosa fare? Per Prodemos uno degli strumenti possibili è quello di aprire un osservatorio permanente sul tema dei pagamenti partendo da quelli della p.a., ma recuperando nello stesso tempo il senso della disciplina europea che va a tutela del tessuto imprenditoriale e produttivo costituito da piccole e medie imprese e liberi professionisti.

Gli obiettivi e le proposte spaziano dal pagamento degli insoluti della p.a. entro l’anno, sia per la parte corrente che in conto capitale della spesa (anche con incremento del debito o sforamento «concordato» del deficit) alla ridefinizione delle regole del patto di stabilità e di crescita per eliminare le distorsioni e i limiti che lo caratterizzano (e in questo modo ridurre il rischio di ulteriori insoluti di pagamento per spese in conto capitale o eccessive riduzioni degli investimenti).

Sul tavolo del confronto di ieri anche la riforma della pubblica amministrazione. Il sottosegretario alla semplificazione e alla pubblica amministrazione Angelo Rughetti nel dettare la tempistica dei due attesi provvedimenti (il dl 90/2014 e il disegno di legge delega) ne ha spiegato anche la finalità. Per quanto riguarda il decreto, Rughetti ha detto di contare di chiuderlo «nella settimana dal 14 al 21 alla camera. Mi sembra che ci siano ampie convergenze con le opposizioni almeno nei contenuti. Siamo aperti a miglioramenti ma non vogliamo che la riforma venga bloccata», precisando si tratti di un provvedimento che non va incidere sui risparmi ma «servirà a spendere meglio i soldi dello stato».

Diverso, invece, il capitolo delega che «è alla limature finali», pronta per essere firmato dal premier Renzi di ritorno da Bruxelles. «E per questo», ha concluso, «si può parlare di risparmi visto che il provvedimento porterà ad una riorganizzazione delle amministrazioni».

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