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Debiti fiscali ridotti dal giudice

Uscire dai troppi debiti è possibile senza l’accordo col creditore. Anche se si tratta di pendenze fiscali richieste da Equitalia. È quanto accaduto per esempio in Lombardia a una lavoratrice in cassa integrazione. Il tribunale di Busto Arsizio ha approvato uno dei primi «piani del consumatore» in Italia, il primo con effetti sul piano tributario, consentendo alla contribuente di risolvere definitivamente una situazione debitoria complessa. Rispetto agli 86 mila euro pretesi dalla società che gestisce la riscossione, il giudice ha ritenuto congrua la somma a 11 mila euro (-87%), un importo individuato in base alle attuali possibilità economiche della debitrice. Ha trovato così applicazione una delle possibilità di esdebitazione previste dalla legge n. 3/2012, che ha introdotto la disciplina per la composizione delle crisi da sovrindebitamento, riservata ai soggetti che non possono fallire. Una normativa che nelle ultime ore ha trovato un ulteriore tassello, con la pubblicazione del decreto del ministero della giustizia che fissa i requisiti per l’iscrizione al registro degli organismi per la gestione delle pratiche da sovrindebitamento (si veda ItaliaOggi di ieri e box in alto).

Il caso. La decisione della 2ª sezione civile del tribunale bustocco riguarda un ricorso presentato ai sensi degli articoli 6 e 7 della legge n. 3/2012. Si tratta cioè del «piano del consumatore», che può essere omologato dal tribunale anche senza l’ok dei creditori (a differenza di quanto avviene nel tradizionale accordo di ristrutturazione del debito). Nel caso in esame unico creditore dell’istante era Equitalia Nord, per una cifra di quasi 87 mila euro relativa a tributi dovuti per gli anni 1996 e 1997. Per farvi fronte, però, il patrimonio della contribuente era insufficiente: l’unico bene di proprietà era la quota di 1/6 di un immobile. La proposta (depositata il 10 giugno 2014) prevedeva la vendita della quota ai comproprietari al prezzo di circa 11 mila euro entro il 30 giugno 2014.

Il verdetto. All’udienza del 22 luglio 2014 la società di riscossione ha deciso di non accogliere la proposta di piano, in quanto la debitrice aveva già proceduto alla vendita della quota immobiliare. Tuttavia, il giudice monocratico Carmelo Leotta ha ritenuto ugualmente omologabile il piano, in quanto «la vendita è stata effettuata nei termini temporali ed economici espressamente indicati nella proposta». Secondo quanto previsto dalla legge n. 3/2012, quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso contesta la convenienza dell’accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il credito può essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria. In questo caso l’avvenuta vendita della quota, «unitamente alla sussistenza di un unico creditore, comporta che l’attività di esecuzione del piano si svuoti di contenuto e si riduca al mero versamento, da parte del professionista incaricato, della somma ricavata dalla vendita a Equitalia Nord». Da qui l’omologazione del piano di composizione della crisi da sovrindebitamento proposto dalla ricorrente.

Il commento. La decisione segna un precedente significativo, che potrebbe aprire nuovi scenari per tutti i contribuenti schiacciati dalla crisi e incapaci di far fronte ai propri debiti (incluse le cartelle esattoriali). «La particolarità del piano omologato dal tribunale di Busto Arsizio, oltre a essere uno dei primi in Italia, consiste proprio nell’aver risolto una grave situazione debitoria causata da una cartella di Equitalia», commenta Pasquale Lacalandra, avvocato che negli ultimi mesi ha seguito diversi casi di sovrindebitamento tra cui la vicenda in questione, «una situazione che affligge in Italia moltissimi consumatori e imprenditori che hanno adesso uno strumento legislativo a loro tutela». Un’ancora di salvataggio in più per cittadini, professionisti e piccoli imprenditori che si trovano in situazioni critiche, ma che richiede «un’attenta valutazione delle condizioni per poter accedere alla procedura, dato che il tribunale competente dovrà esaminare sia la fattibilità del piano sia la meritevolezza del debitore», conclude il legale.

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