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Debiti di famiglie e aziende, la zavorra sale a 32 miliardi

Una montagna di crediti di vecchia data che vale 32 miliardi. Sono i cosiddetti Npl, i «non performing loans»: rimasti a lungo sepolti, negli ultimi anni stanno affiorando alla superficie e si accumulano sempre di più. Spetta a questa voce, cresciuta del 23% nel 2017 rispetto all’anno precedente, il primato in termini di importi da recuperare.
Lo mostra il Rapporto annuale di Unirec, l’Unione nazionale delle imprese a tutela del credito, che rappresenta oltre l’80% delle aziende del settore.
«Questi dati – dice il presidente uscente Marco Pasini – sono il risultato dell’emersione di crediti deteriorati in seguito alle crisi bancarie. La maggior parte di essi – pari al 78% – è stata contratta dalle famiglie, ma aumenta la quota delle imprese che vale oggi il 22% rispetto al 9,9% del 2016».
Mutui non rimborsati
La fotografia scattata da Unirec, che verrà resa nota giovedì a Roma, traccia anche un identikit degli Npl da recuperare. L’81% di essi è rappresentata da rate di mutui o di finanziamenti non rimborsati alle banche o alle società di credito al consumo, ma ci sono anche crediti di vecchia data concessi dalle utilities e gli indebitamenti commerciali. In totale, si tratta di circa 6 milioni di pratiche approdate sulla scrivania degli addetti ai lavori.
Se ai “vecchi” si sommano i crediti contratti più di recente, si arriva un totale di 71,4 miliardi da “rintracciare” , con un balzo di circa il 3% rispetto all’anno precedente.
Mentre gli Npl rappresentano il 45% degli importi totali, la seconda voce più pesante di crediti da riscuotere riguarda il settore bancario-finanziario con 19,9 miliardi di prestiti che mancano all’appello, seguito dalle utilities (9,9 miliardi). In crescita anche i crediti che la pubblica amministrazione chiede alle società specializzate di recuperare: gli importi affidati passano dai 230 milioni del 2016 ai 2,3 miliardi dello scorso anno.
L’alta percentuale di Npl pesa sulla performance di recupero: basti pensare che sul totale di 71,4 miliardi solo 7,4 riescono ad essere rimborsati. La performance varia a seconda della tipologia, con una forbice tra il 45% per il leasing e il 2,3% dei crediti deteriorati.
A livello complessivo il numero di pratiche gestite dalle imprese associate a Unirec si attesta a circa 35 milioni, con una leggere diminuzione (604mila pratiche) rispetto al 2016. Continua invece a crescere l’importo medio e supera i 2mila euro, con punte fino a oltre 5mila euro per i crediti deteriorati.
La presenza di crediti derivanti dalle crisi bancarie è evidente se si restringe il focus sul territorio, con un incremento delle somme da recuperare in Emilia-Romagna e Marche. Come nel 2016 circa la metà dei crediti affidati, sia per numero di pratiche che per importi si concentra in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. A detenere il primato assoluto è però la Lombardia con 4,5 milioni di pratiche e 9,5 miliardi da recuperare. La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta con il 23% degli importi che tornano nelle casse dei creditori, seguita dal Trentino Alto-Adige (17 per cento). Tra le grandi regioni il tasso di recupero più alto è in Lombardia (14%), seguita dal Lazio con l’11 per cento.
Guardando alle prospettive per l’anno in corso, sottolinea Pasini, «ci attendiamo un ulteriore aumento della massa di credito deteriorato e una stabilizzazione di quello più fresco», anche alla luce dell’addendum alle linee guida della Bce sui Npl pubblicate lo scorso marzo con le nuove regole sulla loro gestione da parte delle banche dei crediti emersi a partire da aprile. «Le società di recupero – aggiunge Pasini – si troveranno sempre più spesso di fronte a una nuova tipologia di crediti che apre scenari inediti per la professione, con la ricerca di profili professionali adeguati e più qualificati per gestire pratiche complesse».
In arrivo nuove regole
Intanto il Forum Unirec-Consumatori è al lavoro su due fronti. Da un lato sta preparando un protocollo per la certificazione delle buone pratiche di recupero crediti previste nel Codice di condotta siglato nel 2015 e aggiornato nel 2017. Dall’altro è in via di elaborazione un’appendice al Codice, dedicata al tema delle registrazioni delle conversazioni telefoniche utilizzate nell’attività del recupero per condividere le regole con le associazioni dei consumatori.

Chiara Bussi

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