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Debiti e crediti valutati con il «Tir»

Il tema degli strumenti derivati ha sempre comportato problematiche di natura contabile soprattutto con riferimento: 

alla valutazione dell’effettivo impegno finanziario derivante dalla copertura di uno specifico rischio finanziario;

al reperimento delle informazioni da esporre nella nota integrativa. 

Tuttavia mentre in passato per i derivati erano richieste solo delle «informazioni qualificate sugli impegni e sulla gestione dei rischi finanziari» in futuro costituiranno delle attività e passività finanziarie che impatteranno il conto economico con oneri e proventi derivanti dalla loro valutazione al fair value.
Per non avere brutte sorprese nei bilanci 2016 è importante valutare fin d’ora questo importante cambiamento nei criteri di valutazione.
Il passaggio alla nuova normativa di fatto comporta i seguenti passi da compiere fin da subito:
un inventario di tutti i contratti che soddisfano la definizione di «strumento finanziario derivato» stipulati al fine di coprirsi dai rischi finanziari o per scopi speculativi;
l’adozione di un adeguato sistema di misurazione del valore di mercato di ogni contratto. Non sarà più sufficiente chiedere alla controparte il mark-to-market dello strumento finanziario alla data di bilancio. Al contrario è necessario attrezzarsi fin d’ora per comprendere gli “economics” delle operazioni sottoscritte, individuare i mercati di riferimento e le modalità di adozione delle tecniche di valutazione necessari per la misurazione del fair value;
l’identificazione di tutti i contratti di copertura: per essi sarà necessario predisporre l’evidenza della «stretta e documentata correlazione tra le caratteristiche dello strumento o dell’operazione coperta e quello dello strumento di copertura» richiesta dalle norme di legge (articolo 2426 comma 1, numero 11-bis, Codice civile).
l’identificazione dei cosiddetti «derivati incorporati», tramite un’approfondita analisi di tutti i contratti sottoscritti dalla società, compresi quelli di natura commerciale che possono contenere clausole che mitigano o trasferiscono dei rischi finanziari.
Derivati incorporati
L’individuazione dei contratti derivati incorporati sarà un processo oneroso per le imprese perché comporterà l’esame di tutti i propri contratti di vendita, di acquisto, di locazione, di prestazione, di finanziamento allo scopo di individuare la presenza di elementi che potrebbero modificare tutto (o una parte) del flusso di cassa atteso, sulla base del variare di un determinato tasso, di un prezzo, di un indice o di altre variabili non finanziarie.
Non sempre il derivato incorporato è frutto di un’ingegneria finanziaria: talvolta le trattative commerciali messe in atto dagli uffici commerciali creano inavvertitamente una componente variabile del contratto o una copertura implicita ad un rischio che, di fatto, soddisfa la definizione di «strumento finanziario derivato». Esso dovrà essere valutato a fair value e “scorporato” dal contratto originario.
Costo ammortizzato
La riforma contabile introduce un nuovo modello di valutazione nei principi contabili: il modello del costo ammortizzato, da utilizzare per la valutazione dei crediti, dei debiti e delle immobilizzazioni rappresentate da titoli.
Anche se il nuovo criterio non dà impatti per le operazioni che non avranno esaurito i loro effetti nel bilancio 2015, dal nuovo anno sarà invece obbligatorio l’utilizzo del nuovo modello di misurazione.
Dal punto di vista pratico il costo ammortizzato è il criterio attraverso il quale la rilevazione iniziale di un’attività o di una passività finanziaria si modifica nel tempo per ammortizzare con un criterio sistematico e finanziario gli oneri e i proventi iniziali sostenuti (maturati). In altre parole il costo ammortizzato è il metodo che consente di “spalmare” nel tempo la differenza tra il valore iniziale e il valore di rimborso finale dell’attività o della passività finanziaria, attraverso l’utilizzo di un tasso d’interesse effettivo che tiene conto di tutti i flussi finanziari dell’operazione.
Il modello è basato sul tasso interno di rendimento (Tir) che è una tecnica tipica per la valutazione degli investimenti che permette di esprimere la convenienza economica di un progetto o il costo effettivo di un finanziamento, consentendo una migliore rappresentazione delle componenti reddituali.
Gli impatti derivanti da questo modello saranno rilevanti:
gli interessi attivi sui titoli immobilizzati saranno imputati al conto economico in base al Tir e non in base al tasso di interesse nominale;
il valore di iscrizione iniziale dei crediti a medio/lungo termine subirà un processo di attualizzazione nei casi in cui non maturino interessi o siano emessi a tassi di favore;
i debiti a medio/lungo termine non saranno più iscritti al valore nominale. I costi accessori per ottenere il finanziamento (istruttoria, imposte, notaio eccetera) saranno portati a diretta diminuzione del debito e ripartiti negli esercizi successivi con l’ammortamento finanziario. Inoltre, qualora non maturino interessi o siano ottenuti a tassi di favore (ad esempio quelli intercompany) dovranno essere attualizzati.
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