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Debiti di Stato, affondo della Ue Il ministro Padoan contro Tajani

Il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, che a fine mese lascia anticipatamente l’incarico per diventare eurodeputato di Forza Italia, ha convinto la sua istituzione a varare «d’urgenza» una procedura d’infrazione contro l’Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, conscio delle conseguenze per le politiche di bilancio del governo di Matteo Renzi, ha replicato irritato definendo «incomprensibile» la procedura promossa dal «commissario Ue uscente Tajani» perché «se c’è una cosa che è stata fatta è una decisa spinta proprio ai pagamenti della pubblica amministrazione». 
Dopo il botta e risposta tra Bruxelles e Roma, la polemica politica è divampata ulteriormente. Dal Pd sono state lanciate accuse di «sciacallaggio» e di «remare contro» il suo Paese al commissario/eurodeputato di Forza Italia, subito difeso da vari esponenti del suo partito rilanciando dure critiche a Padoan e al governo Renzi sugli affari europei.
Lo scontro Ue-Italia è iniziato al mattino, quando Tajani ha convocato d’urgenza alcuni giornalisti italiani nel suo ufficio nel Palazzo Berlaymont di Bruxelles, annunciando l’avvio della procedura di infrazione con la lettera di «messa in mora» approvata poco prima della Commissione europea del portoghese José Manuel Barroso. Il vicepresidente ha usato parole pesanti sostenendo che «l’Italia è il peggior pagatore d’Europa», più in basso perfino della Grecia. Quando gli è stato chiesto ripetutamente di spiegare perché non avesse lasciato il problema al suo successore, che verrà designato dal governo Renzi (e avrebbe avuto la possibilità di cercare soluzioni meno traumatiche), o se non riteneva inopportuna una procedura d’urgenza proprio prima di occupare un euroseggio per conto di Forza Italia, Tajani è apparso sempre più innervosito. Si è appellato «all’indipendenza» dei commissari Ue dagli esecutivi nazionali. Ha citato i ritardi sui pagamenti fino a 170/210 giorni, rispetto ai 30/60 imposti dalla normativa Ue. È apparso in imbarazzo anche quando gli è stato chiesto perché impone all’Italia un mega-esborso con flessibilità limitate al 2015 (il debito dello Stato verso i fornitori è stimato in ben 75 miliardi), che può mettere a rischio altri impegni richiesti dalla stessa Commissione (dalla riduzione del debito al pareggio di bilancio). Sul problema del patto di Stabilità interno, che impedisce ad amministratori locali italiani di pagare in tempo i fornitori, Tajani ha esortato a non rispettarlo perché «in contrasto con la normativa Ue». Ma ha confermato che la Commissione non ha ancora aperto alcuna procedura d’infrazione per far cancellare questo vincolo a livello locale.
«Quella del neoeuroparlamentare di Forza Italia Tajani è una grave strumentalizzazione dell’Europa e un atto irresponsabile contro l’Italia — ha accusato il sottosegretario responsabile per le Politiche europee Sandro Gozi —. Il commissario uscente fa prevalere un approccio burocratico utilizzando il suo incarico, a pochi giorni dalla cessazione, per fare politiche di parte». Il vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta di Scelta civica, ha ricordato le responsabilità del «governo Berlusconi» nell’accumulazione del debito per i mancati pagamenti e il danno d’immagine provocato da Tajani al suo Paese «a poco meno di 15 giorni dall’avvio del semestre europeo a guida italiana».
«Il ministro Padoan si faccia un esame di coscienza per capire cosa non funziona nel suo ministero», ha replicato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, annunciando «un’interpellanza urgente in Parlamento dello stato dei pagamenti, non solo pregressi, dello Stato alle imprese». Il M5S ha segnalato le colpe dei governi di Berlusconi e Renzi nelle «117 procedure d’infrazione» aperte dall’Ue contro l’Italia.

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