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Debiti della Pa fermi a 70 miliardi

La montagna è ancora lì, da scalare in tutta la sua imponente altezza. L’ammontare dei pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese resta intorno alla sconfortante cifra di 69-70 miliardi di euro, perché solo adesso l’articolata macchina normativa costruita dal governo ha acceso i motori.
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera squarcia il velo innalzato dal Tesoro e diffonde un primissimo bilancio dell’operazione sblocca-debiti. Il primo anello della catena è la certificazione, con la quale l’impresa può ottenere l’anticipazione, la cessione in banca o la compensazione fiscale del credito. La piattaforma elettronica per la certificazione, messa a punto dalla Ragioneria dello Stato, è diventata operativa soltanto a gennaio e nel primo mese ha consentito di chiudere 71 operazioni (per circa 3 milioni) a fronte di 467 istanze presentate (per 45 milioni), con cinque casi in cui è stata richiesta la nomina del commissario ad acta. Per Passera era importante partire: il primo mese dimostra che il complesso meccanismo allestito dal governo tecnico può funzionare, affiancandosi agli interventi per il credito effettuati su Fondo di garanzia e finanza di impresa, e dovrà avere continuità con il prossimo esecutivo.
I numeri, però, appaiono una goccia nell’oceano. Basti pensare che le aziende abilitate per le procedure online sono 289, a fronte di 150mila fornitori della Pa. E a latitare è anche il collegamento delle banche con la piattaforma. Quanto alle compensazioni con i debiti iscritti a ruolo, nel 2012 sono state concluse 200 operazioni per un importo di 15 milioni. Il debito pregresso resta così un macigno da quasi 70 miliardi, di cui 30-35 in capo alle Regioni (soprattutto crediti sanitari), 15 alla Pa centrale e il resto agli enti locali. Per quanto riguarda i pagamenti della Pa centrale, il decreto salva Italia aveva messo a disposizione 5,7 miliardi, di cui almeno 2 miliardi con titoli di Stato. Le procedure per essere rimborsati in titoli però sono apparse subito poco attraenti e le richieste delle imprese non sarebbero state superiori a 600 milioni. Non è andata certo meglio per le rimanenti risorse a disposizione, scivolate nel pantano della certificazione. La Pa infatti, sia a livello centrale sia sul territorio, non sembra aver aderito con entusiasmo alle nuove regole, probabilmente spaventata dagli obblighi che scattano di fronte a un credito ufficialmente certificato. A fronte delle 19mila voci presenti nell’Indice delle Pubbliche amministrazioni, al momento i soggetti abilitati sulla piattaforma elettronica sono appena 1.227, di cui oltre 900 sono Comuni del Centro-Nord e solo 70 sono enti del servizio sanitario.

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