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Debiti bancari, accordi forzati

L’accordo di ristrutturazione con banche di cui all’art. 182 septies della legge fallimentare può essere imposto agli istituti «minoritari» non aderenti, ma questi non saranno obbligati a eseguire nuove prestazioni e/o erogare nuovi finanziamenti. Potrà invece essere esteso l’obbligo di consentire l’utilizzo di beni in leasing. È quanto emerge da uno studio di novembre 2016 «Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari» pubblicato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che ha preso in esame gli aspetti peculiari della norma introdotta dal dl 83/2015 in materia di accordi di ristrutturazione funzionali al superamento della crisi d’impresa. La disciplina integra e affianca gli accordi ordinari di cui all’art. 182-bis lf, relativi alle convenzioni tra debitore e banche per la soluzione della crisi aziendale. Tali accordi, se approvati da una maggioranza qualificata di istituti di credito, si estendano e sono obbligatori anche per quelli non aderenti. Sia il 182 bis che il 182 septies trovano la loro giustificazione nella necessità di evitare che le banche meno coinvolte possano incidere sulla portata dell’accordo complessivo ponendo una sorta di «diritto di veto» o pretendendo concessioni e condizioni migliorative che creino una disomogeneità di trattamento tra i creditori finanziari che versano in situazioni omogenee. Molto spesso, infatti, nella quotidianità ci si deve confrontare, oltre che con la riottosità di talune banche, anche con lo scarso interesse di altre, perché meno esposte o meno strutturate.

Art. 182-septies e art. 182-bis. L’art. 182-septies lf integra la disciplina ordinaria prevista dall’art. 182-bis lf per gli accordi di ristrutturazione dei debiti e introduce un accordo specificamente destinato alla ristrutturazione dei debiti con le banche. Tale accordo, a differenza di quello disciplinato dal solo art. 182-bis consente al debitore di chiedere che gli effetti dell’accordo concluso con specifiche categorie di creditori vengano estesi ai creditori finanziari non aderenti appartenenti alla medesima categoria.

L’accordo di ristrutturazione ex art. 182-septies è efficace solo nell’ambito di un accordo ordinario ex art. 182-bis; ne consegue che soggiace alla disciplina di quest’ultimo, ove è previsto:

– il raggiungimento dell’accordo con almeno il 60% dei creditori (fermo restando il 75% dei crediti riguardanti la singola categoria di creditori);

– il regime di pubblicità dell’accordo;

– il rispetto del termine di 120 giorni per il pagamento dei creditori estranei all’accordo.

Ai fini del raggiungimento della soglia del 60% rilevano anche i creditori non bancari aderenti ad accordi specifici. Pertanto l’indebitamento bancario deve essere prevalente, ma non deve necessariamente raggiungere la soglia dell’indebitamento complessivo, che può essere raggiunta con ulteriori accordi con altri creditori.

Il debito bancario. L’applicabilità della disciplina dell’art. 182-septies richiede che l’impresa abbia debiti verso banche e intermediari finanziari in misura pari o superiore alla metà dell’indebitamento complessivo.

L’accesso alla disciplina dell’art. 182-septies richiede pertanto la preliminare verifica del rapporto tra l’indebitamento verso banche e intermediari finanziari (al numeratore) e l’indebitamento complessivo aziendale (al denominatore).

Ai fini della verifica della prevalenza dell’indebitamento bancario è necessario tenere conto, al numeratore e al denominatore del rapporto, sia dei debiti già scaduti sia dei debiti non ancora scaduti. Per i contratti di leasing pendenti si dovrebbe tenere conto dell’intero debito in linea capitale e del debito per interessi già maturati alla data di riferimento.

I debiti contestati o in contenzioso tendenzialmente non si computano, salvo che sia ictu oculi infondata la contestazione da parte del debitore.

Si dovrebbe tenere conto dei debiti potenziali per fideiussioni concesse dall’impresa a favore di banche e intermediari finanziari o di altri soggetti (questi ultimi, solo al denominatore), ogni qualvolta e nella misura in cui sia probabile la loro escussione da parte del creditore garantito.

Le categorie di creditori. L’estensione degli effetti può essere ottenuta solo in presenza di omogeneità per posizione giuridica e interesse economico delle banche che si intendono coartare rispetto alle banche che hanno aderito all’accordo.

Per posizioni giuridiche si intendono quella di creditore, di garante, di cessionario di crediti, di concedente di beni in leasing. L’interesse economico discende invece dalle conseguenze lato creditore del comportamento del debitore: interesse del creditore alla continuità aziendale ovvero alla liquidazione dei beni.

Perché una categoria possa considerarsi tale, occorre che sia previsto un uniforme contenuto delle pattuizioni nei confronti di tutti i creditori che ne fanno parte. A tal fine i creditori aderenti possono essere suddivisi in categorie omogenee per posizione giuridica e interesse economico caratterizzate da un trattamento specifico, uniforme all’interno e diverso rispetto a quello delle restanti categorie.

L’accordo per i creditori non aderenti. L’adesione di almeno il 75% dei crediti riguarda ciascuna singola categoria di creditori. In caso di mancato raggiungimento del quorum in una categoria, non viene pregiudicata l’estensione degli effetti per le restanti categorie per le quali invece sia stato raggiunto il quorum degli aderenti.

Bruno Pagamici

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