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Dea Capital, esce Marco Drago: tocca al figlio Nicola

Un passaggio di testimone programmato da tempo, frutto di un lungo percorso di avvicinamento all’azienda, alle sue dinamiche e alle sue prospettive. Un passaggio di testimone, in ogni caso, che ha una particolare rilevanza per la spa attiva nella finanza della famiglia De Agostini: Marco Drago è uscito dal board di Dea Capital per fare posto al figlio Nicola. In particolare, Nicola Drago è entrato con lo stesso ruolo del padre, ossia sarà amministratore non esecutivo e non indipendente, senza incarichi nei comitati interni al consiglio di amministrazione. La staffetta risponde anche alle nuove ambizioni della società sempre più proiettata verso iniziative oltreconfine. Marco Drago, da tempo al vertice del gruppo De Agostini, è stato l’artefice a partire dagli anni 2000 dell’imponente diversificazione che ha portato l’azienda al di fuori dell’ampio perimetro dell’editoria e che oggi vede la famiglia protagonista del settore dei giochi e delle lotterie con Igt, della finanza con Dea Capital e dei media.

Il suo parziale passo indietro è stato stabilito nel cda tenuto ieri dalla finanziaria che ha approvato altri due passaggi chiave: i risultati del primo trimestre e la nomina di Manolo Santilli alla carica di direttore generale. Santilli, da tempo in azienda e già chief financial officer, è stato scelto per rappresentare un presidio solido e stabile al fianco dell’amministratore delegato Paolo Ceretti (a cui continueranno a fare riferimento Emanuele Caniggia, amministratore delegato di DeA Capital Real Estate, e Gianandrea Perco, amministratore delegato di DeA Capital Alternative Funds).

Quanto ai numeri, Dea Capital il 31 marzo scorso aveva un combined asset under management di poco superiore ai 22 miliardi, in crescita dell’86% rispetto allo stesso dato del 2019 complice la partecipazione di maggioranza relativa in Quaestio SGR, acquisita nel novembre 2019. Il dato si suddivide per strategia di investimento e in particolare, circa 9,8 miliardi sono relativi al real estate, 3,2 miliardi al credito, 1,79 miliardi al private equity e 7,2 miliardi all’investment solutions.

Le commissioni di gestione delle SGR controllate – DeA Capital Real Estate e DeA Capital Alternative Funds – sono state pari a complessivi 15,3 milioni ovvero 21,7 milioni considerando anche quanto riconducibile a Quaestio, rispetto ai 16,9 milioni dell’anno precedente. Il risultato netto di gruppo è invece stato negativo per 6,6 milioni (-3,9 milioni nei primi tre mesi del 2019), a causa del mark-to-market del portafoglio investimenti. Il cda è servito anche per dare attuazione al piano di performance share 2020-2022 approvato dall’assemblea. Il board ha deliberato di assegnare complessive 1.420.000 di units.

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