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De Meo (Renault):auto, il futuro parte dall’Europa Mi batterò per l’Italia

«Il mio primo salone da ceo del gruppo Renault — esordisce così Luca de Meo, dopo poco più di un anno alla guida del gruppo francese — una manifestazione importante per dare visibilità al settore così penalizzato, per toccare con mano i reali umori degli automobilisti, per avere un interscambio diretto».

Lei ha ancora fiducia nell’industria del nostro continente?

«Lavoro per l’industria europea, per difenderne la proprietà intellettuale, non abbiamo nulla da invidiare anche guardando fuori dai nostri confini e mi batterò per l’Italia, per tutto il comparto di eccellenza della componentistica. La Software Republique ha riunito per la prima volta le forze di grandi aziende europee, a cui se ne aggiungeranno altre, anche italiane, per fornire conoscenze e competenze. Innovare è uno stato d’animo, chiunque voglia diventare attore può candidarsi. Crediamo in uno schema orizzontale, preferisco allearmi con Thales che produce software per aerei che partire da un foglio bianco».

Quali obiettivi avete?

«Vogliamo arrivare al 2025 con il mix più green del mercato europeo, con oltre i 65% delle vendite realizzate con veicoli elettrici ed elettrificati e sino al 90% di veicoli elettrici nel mix della marca Renault nel 2030».

Lei ha messo in atto una Renaulution?

Stiamo democra-tizzando la tecnologia elettrica, la nuova Megane apre strade inedite, alla fine è sempre il prodotto quello che conta

«La Megane ETech Electric lanciata a Monaco è la prima espressione della nostra rivoluzione ma guardiamo già avanti, ad un nuovo punto di partenza. Renault è stato il primo costruttore in Europa a proporre auto elettriche. Abbiamo più di 30mila dipendenti formati alle caratteristiche specifiche della mobilità elettrica, esperti in tecnologia, nella vendita e nel post vendita e questa Megane incarna e incorpora tutta la rivoluzione elettrica iniziata da oltre un decennio, è il nostro centro di gravità. Puntiamo al podio del segmento C, rappresenta il 40% del mercato europeo. Stiamo democratizzando la tecnologia elettrica, la nuova Megane apre strade inedite, senza dimenticare l’emozione della scelta, perché alla fine è sempre il prodotto quello che conta».

Anche Dacia ha preparato la sua offensiva?

«Dacia è il marchio che rappresenta più di ogni altro lo spirito del nostro tempo, mantenendo intatte le sue radici, abbiamo rivalutato il suo posizionamento, continuando a proporre il miglior rapporto tra prodotto e prezzo. In luglio ha conquistato, in Europa, la pole position delle vendite. Jogger, il modello per la famiglia, del segmento C, con 5 o 7 posti, appena presentato a Monaco, testimonia perfettamente l’evoluzione in atto. Sono state ridotte le diversità delle dimensioni tra i vari modelli del gruppo per migliorare la nostra redditività. Abbiamo un vantaggio competitivo declinato in una piattaforma comune, fabbriche con efficienza di produzione, costi del lavoro e di gestione controllati, un’immagine diversa del prodotto».

I progetti per Alpine?

«Quando sono arrivato ho percepito immediatamente il potenziale enorme di questo brand, l’abbiamo legato alla Formula 1, improvvisamente è diventato una piattaforma di marketing, su un palcoscenico mondiale. Un percorso cruciale per il suo rilancio che prevede tre modelli al centro del progetto, entro il 2025, tutti elettrici».

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