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De Meo: i piani di Audi, perché puntiamo sull’Italia

Capelli sale e pepe, ma gli occhi di Luca De Meo, sono quelli di sempre, sorridenti ed ironici. Sul biglietto da visita c’è scritto «Member of the Board of Management di Audi AG». Lavora in Germania, ad Ingolstadt, oggi si occupa di uno dei marchi «premium» di maggiore successo. «La struttura degli acquisti — spiega — riflette il cambiamento della società, la polarizzazione della classe media ha un effetto pratico, è un fenomeno che si avverte anche in altri settori, nella moda per esempio, esistono brand che offrono prodotti belli ed accessibili, legati alla velocità con cui cambiano le collezioni, ma chi vince veramente sono i marchi del lusso. Nel mondo dell’automobile avviene la stessa cosa, la crisi che ormai viviamo da diversi anni, in Italia dal 2007, ha rafforzato alcune differenze. Noi che seguiamo la parte alta del mercato, a livello mondiale, dove anche le auto piccole, di prestigio, si vendono molto bene, non risentiamo particolarmente la recessione in atto in Europa».
Avete una strategia per sostenere le vostre posizioni?
«Il mercato europeo è sceso nel 2012 del 5%, Audi è salita del 2%. Siamo andati controtendenza. Secondo le previsioni la prima parte del 2013 sarà ancora difficile, si inizierà a risalire lentamente, Audi invece per il 17esimo anno consecutivo continuerà la sua crescita, anche se nel nostro continente sarà inferiore rispetto ad altre aree».
Su quali modelli puntate?
«Il 2013 sarà l’anno della A3, negli Usa la Q3 è in piena espansione, una macchina molto importante anche in Italia, declinata nelle versioni a tre e a cinque porte. Contiamo molto sulla A1, in Europa fa più numeri della Mini, confrontando carrozzerie simili, anche se loro sono più forti in Usa. Stiamo discutendo se importare la A1 negli Stati Uniti, ma non è nella lista delle priorità. In America vogliamo spingere il marchio sempre più in alto, abbiamo realizzato il 30% dei volumi con auto grandi, dobbiamo colmare la differenza in termini di immagine con Bmw e Mercedes. Vendiamo solo 140 mila vetture, i nostri competitor più del doppio. Audi deve valorizzare il suo prestigio, questo è il primo obbiettivo».
Come pensate di ottenere questo risultato?
«Stiamo sottolineando la nostra immagine sportiva con la RS5, la RQ5 ed altre ancora. In America forziamo il tema del diesel, siamo stati dei pionieri introducendo la cultura dei motori a gasolio, con la Q7 raggiungiamo il 30% dei volumi, con la A3 superiamo il 50%, ma vogliamo inserire la A4, la A6, la A7, la A8 e la Q5: fra 18 mesi avremo la gamma più ampia con questa alimentazione tipicamente europea»
Ci sarà una concorrente Audi per la Vw up?
«Nei tre anni in cui ho lavorato per Volkswagen sono stati lanciati 40 modelli, in ogni fascia, di differenti tipologie, in tutti i paesi del mondo. Audi ha l’impegno di mantenere alto il livello del mix dei vari segmenti all’interno di un gruppo che dispone di dodici marchi. La A1 è alla sua prima generazione, vende 130 mila pezzi all’anno ad un prezzo superiore ai 20 mila euro, sta fidelizzando la clientela, sicuramente esiste ancora spazio per sviluppare un ventaglio di sue varianti, tutte di segmento B, in cui riscontriamo un forte potenziale e importanti volumi. Comunque le vere opportunità geografiche sono, in questo momento, dove la clientela chiede auto di dimensioni importanti e di ottima qualità».
Avete individuato queste aree di sviluppo?
«Oltre agli Stati Uniti, la Cina, in primo luogo, in aumento per il prossimo anno ancora del 4,5%, dove immatricoliamo già 400 mila unità, ma prevediamo di salire più del mercato. E poi, ancora, la Russia che si sta espandendo ed assorbe 35 mila vetture, i paesi del Golfo, il Sud America, in Messico stiamo costruendo una fabbrica, con il Brasile, pur ancora dipendente da regolamenti penalizzanti, ma che non ostacolano il potenziale di crescita. In Europa l’Inghilterra è solida con oltre 140 mila consegne»
Come siete strutturati all’interno del gruppo?
«Audi ha una rete commerciale completamente separata, il successo del gruppo Volkswagen passa attraverso la capacità di aver saputo dividere chiaramente le strategie e le organizzazioni, cercando di sfruttare tutte le sinergie che sono legate alla condivisione di alcuni processi industriali, fatti di piattaforme, di motori anche alternativi, di componenti, di investimenti comuni, l’appartenenza al gruppo permette dei vantaggi che tutti gli analisti ci riconoscono».
E’ vero che Audi, in Italia , trasferirà la sua sede a Milano?
«Assolutamente no, questa ipotesi deriva dal fatto che Volkswagen Group Italia fa parte della costellazione Audi, con Lamborghini, Italdesign e Ducati, ma esiste una tradizione che condiziona la nostra presenza a Verona. L’Italia è importante nella struttura Audi, quando guardiamo gli indicatori di marca siamo i più forti, gli italiani adorano i nostri prodotti, i bavaresi sono legati alla cultura italiana e noi ne siamo avvantaggiati».

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