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De Castries: «Axa non entra nel patto di sindacato Mps»

Axa non entrerà nel patto di sindacato di Mps. Perché non può, non perché non voglia. La crescita sul mercato italiano rimane un obiettivo forte del colosso assicurativo francese. Che infatti presenterà un’offerta per l’acquisizione di Direct Line.
Ancora nei giorni scorsi, il presidente della Fondazione, Marcello Clarich, ha nuovamente sottolineato l’importanza di un ingresso di Axa nel patto. Che consentirebbe di portarlo dal 9% (il 2,5% della Fondazione e il 6,5% di Fintech e Btg Pactual) al 12,72% (grazie appunto all’apporto del 3,72% dei francesi). Ma quando gli si chiede di rispondere a questa ennesima sollecitazione, il presidente di Axa Henri de Castries sorride e spiega con fare pedagogico: «L’abbiamo detto e ridetto. Non possiamo entrare nel patto perché le normative degli Stati Uniti (dove il gruppo realizza l’11% del proprio fatturato) ce lo impediscono. La regolamentazione americana prevede che una compagnia di assicurazione non possa detenere direttamente o partecipare a un patto che detenga più del 10% di una banca. Quindi il problema non si pone neppure». «Siamo e resteremo – aggiunge de Castries – degli azionisti importanti e fedeli del Monte dei Paschi, sosteniamo in pieno il lavoro dei manager Profumo e Viola, siamo molto soddisfatti della joint venture con Mps ma nel patto non possiamo entrare».
Quanto a Direct Line, de Castries si limita a sottolineare, sempre sorridendo, che «non commentiamo mai le voci di mercato, ma certo siamo interessati al mercato italiano e guardiamo con attenzione i dossier che ci sembrano promettenti». I suoi top manager sono più espliciti: «Sì, faremo un’offerta. Direct Line è leader in Italia nelle assicurazioni danni online e noi vogliamo crescere nelle assicurazioni dirette. Settore nel quale Axa prevede d’altronde di investire 800 milioni nei prossimi tre anni». Sarà un testa a testa con Allianz? «Crediamo che le società interessate siano più di due, probabilmente quattro o cinque. Per quanto riguarda il prezzo di cui si parla, 400 milioni, non sappiamo se è tanto o poco. I prezzi li fissa il mercato, nel rapporto tra domanda e offerta».
Sempre molto attento alla situazione politica francese, nel breve scambio di battute con Il Sole 24 Ore de Castries – che all’Ena era compagno di corso del presidente François Hollande – si sofferma sul difficile periodo che sta attraversando il Paese: «Tutto si gioca in questi mesi, entro la fine dell’anno, e la Finanziaria 2015 sarà ovviamente un banco di prova decisivo. La nomina di Valls alla guida del Governo e l’arrivo di Macron all’Economia sono due buone cose, che vanno nella direzione giusta. Ora bisogna avere il coraggio di fare le riforme strutturali indispensabili, a partire dalla riduzione e dal recupero di efficacia della spesa pubblica. D’altronde Hollande è talmente impopolare da non aver nulla da perdere. E non credo che il suo Governo possa essere bocciato in Parlamento. Nessuno ha interesse ad andare oggi alle elezioni anticipate e quindi voteranno la fiducia». L’appuntamento è per martedì prossimo, il 16. Ed è in effetti molto probabile, con i sondaggi sulla crescita del Front National, che il Governo ce la faccia. Nonostante la fronda della sinistra socialista.
Intanto ieri è stata una giornata duraper il titolo Mps, complici i rumors sulla possibile bocciatura del gruppo agli stress test della Bce: il gruppo ha perso il 4,56% a 1,109 euro.

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