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Ddl malattia, costi ridotti escludendo le società

Disegno di legge sul differimento dei termini per il professionista malato, o infortunato (1474) di nuovo in pista, grazie alla (drastica) sforbiciata della copertura finanziaria, che si otterrebbe eliminando l’articolo 7 (che dispone l’applicazione del «congelamento» delle scadenze tanto «alla persona fisica che svolge attività di lavoro autonomo», quanto alle società di capitali). È il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ad esprimersi sulla «soluzione» che consentirebbe al provvedimento trasversale, primo firmatario il senatore di FdI Andrea de Bertoldi, di proseguire l’iter a palazzo Madama, durante un convegno dell’Ungdcec (Unione giovani dottori commercialisti), riferendo del dialogo avviato con l’omologa all’Economia Maria Cecilia Guerra; individuato nell’articolo 7 il capitolo che fa «lievitare» i costi della sospensione degli obblighi, potrebbe, dunque, con la sua cancellazione, calare la quantificazione della Ragioneria generale dello Stato, pari a circa 236 milioni, rendendo verosimile il calcolo del centro studi dell’Adepp (l’Associazione degli Enti di previdenza privati), che si aggira sui 30 milioni (come raccontato su ItaliaOggi del 19 maggio 2021). E i tempi per una «proficua revisione» potrebbero esser brevi: de Bertoldi azzarda, infatti, che «già la prossima settimana» il testo sarebbe nelle condizioni di tornare al vaglio della commissione Giustizia del Senato.

I riflettori dell’Ungdcec e dei leader delle altre associazioni si sono concentrati pure sul voto per il rinnovo dei vertici degli Ordini locali e del Consiglio nazionale: il presidente del sindacato Matteo De Lise dice d’aver «appreso con piacere da Sisto dell’avanzamento della procedura elettorale», sostenendo come «gran parte dei problemi della categoria siano imputabili allo stallo attuale», la guida dell’Adc Maria Pia Nucera loda il vincolo (ottenuto per via giudiziaria, ndr) delle quote «rosa» in lista, ma deve prevalere «una cultura di genere» che tuteli le donne. Il numero uno dell’Anc Marco Cuchel parla di «necessità di essere protagonisti di un cambiamento finora solo subito», quello dell’Aidc Andrea Ferrari, denuncia «il quadro preoccupante» della loro e delle libere professioni in genere, che «non attraggono più i giovani».

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